Il viaggio, il pellegrinaggio dal Medioevo ad oggi

Scritto da Franco Cardini |    Febbraio 2015    |    Pag.

G.C. Regione Toscana - Foto E. Caracciolo

Nel comune sentire di quasi tutti noi, tutto è chiaro. La Via Francigena è l’antica strada che dall’Oltralpe attraverso la penisola italica portava a Roma. Ci si andava in pellegrinaggio, e lungo il cammino si trovava di tutto: abbazie, antichi ponti, ospizi vetusti, boschi e paludi da attraversare, magari anche un po’ di brivido (la notte, i lupi, i briganti…); e naturalmente i templari. Per tacer dell’olio, del vino, del cacio, dei panorami… Non mi sogno nemmeno di fare il guastafeste. Tutte queste cose piacciono molto anche a me. Oltretutto, mi occupo per mestiere di storia medievale: non si fanno i soldi, ma non è un cattivo lavoro, anzi. Eppoi sono toscano, quella roba lì è anche mia.

Il viaggio, la Ricerca del Centro, il ritorno alla patria dimenticata o perduta, la caccia al tesoro e al segreto; l’ascesa del monte, la discesa nel pozzo o nella caverna, il passaggio del fiume o del mare. Sono alcuni fra i grandi miti di tutti i tempi e di tutti i popoli del mondo. E richiamano tutti, invariabilmente, a un atto fondamentale: al camminare, al muoversi, al misurare e varcare lo spazio. Il movimento, il viaggio, ci accomuna tutti: come il pensiero e la parola, esso è segno d’uomo. Gli animali si muovono, camminano, migrano: ma solo l’essere umano viaggia.

L’essere umano “crea” la sua strada percorrendola. Mettete a confronto, separati, i racconti di due persone che abbiano entrambe percorso sul serio e per intero il Camino de Santiago dal passo di Roncisvalle fino a Compostela: non troverete due racconti uguali, spesso stenterete addirittura a riconoscere un identico percorso in descrizioni tanto differenti. La strada cambia anzitutto secondo chi la percorre.

Franco Cardini

Come ormai quasi tutti sanno la Via Francigena non comincia affatto da Canterbury. Da quella città anglosassone, si limitò a partire alla fine del X secolo il suo vescovo, Sigerico, e del suo viaggio a Roma ci lasciò una preziosa, puntigliosa descrizione che costituisce per noi una splendida fonte. Qualcuno ha ironicamente osservato che, in quel caso, l’avrebbero chiamata Angligena.

Sigerico aveva tutto il diritto di partire dalla sua città, ma non era per nulla un “capolinea” dell’itinerario che egli percorse. Attraversò la Francia e parte dell’attuale Svizzera, scese quindi in Lombardia e, attraverso Pavia, raggiunse Piacenza dove un grande ponte consentiva ai pellegrini di passare il Po. Là, appunto, s’incontrò con la Francigena, della quale da lì in poi fu fedele illustratore sino a Roma.

Insomma, la “Via Francigena” è parte di un fitto reticolo stradale che collegava città e santuari e copriva l’intera Europa occidentale e centrale, prolungandosi fino a Costantinopoli e a Gerusalemme e che includeva anche alcune rotte nautiche che interessavano il Mediterraneo orientale. Possiamo considerarla il tracciato italico che collegava, attraverso la penisola, Santiago de Compostela alla Terrasanta, con Roma come centro.

Questo è solo un estratto brevissimo del saggio che il professor Franco Cardini, docente di storia medievale e insigne studioso delle Crociate e dei pellegrinaggi, ha scritto per noi e che pubblicheremo prossimamente per intero.