Dopo decenni di assenza questi uccelli sono tornati in Toscana

Scritto da Silvia Amodio |    Marzo 2018    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Foto F. Cianchi

Ambiente

Sicuramente molti di voi ricorderanno una delle 100 novelle contenute nel Decamerone, scritto nel XIV secolo da Giovanni Boccaccio, che ha per protagonista una povera gru. La trama è molto simpatica: il cuoco veneziano Chichibio è stato incaricato dal suo padrone fiorentino di cucinare una gru. Peccato che una volta servita in tavola è evidente che manca una coscia. Chichibio, infatti, aveva ceduto alle insistenze della sua innamorata e gliene aveva regalata una. Il cuoco si difende davanti ai commensali dicendo che questi animali hanno una sola gamba. Il nobile, indispettito, lo invita l’indomani a dimostrare quanto sostiene in riva al lago. Giunti sul posto, in effetti, gli uccelli riposano su una sola zampa, ma quando il padrone gli corre incontro gli animali spaventati volano via mostrando anche l’altra. «Che ti par, ghiottone? Parti ch’elle n’abbian due?», si rivolge al cuoco il quale risponde con prontezza: «Messer sì, ma voi non gridaste – ho, ho – a quella di iersera; ché se così gridato aveste, ella avrebbe così l’altra coscia e l’altro piè fuor mandata, come hanno fatto queste». La diatriba, grazie all’arguzia del cuoco, si conclude con una risata.

Luca Puglisi, biologo e direttore del Centro ornitologico toscano, ci ricorda che la novella è «ambientata a Firenze e nei suoi dintorni (Peretola) – oggi irriconoscibili rispetto alla breve descrizione medievale – dove un tempo questi uccelli sostavano numerosi. È una specie vagamente simile agli aironi, con collo e zampe lunghi, una morbida coda a sbuffo, una macchia rossa sulla testa nera e bianca e un becco relativamente corto che utilizza per nutrirsi, sia di vegetali che di invertebrati».


Fra paludi e acquitrini

Sono animali rari e per molti hanno solo un valore iconografico, relegati in stampe cinesi dove compaiono frequentemente per la loro eleganza. Fortunatamente, dopo secoli in cui la loro presenza è stata ridotta drasticamente a causa della bonifica delle zone umide e della caccia, oggi stanno tornando a popolare la nostra regione. «Negli ultimi anni questa specie migratrice ha ripreso a fermarsi in Toscana in gruppi sempre più numerosi - aggiunge Puglisi -. Frequentano paludi e acquitrini che rappresentano luoghi importanti dove passare la notte, mentre di giorno sostano in ampie aree agricole per alimentarsi. La condizione indispensabile, affinché questi timidi animali possano sostare, è l’assoluta tranquillità. Le gru, infatti, sono molto sensibili al disturbo e controllano in continuazione le aree circostanti, allontanandosi immediatamente all’avvicinarsi di un potenziale pericolo». Già nel 1800 l’ornitologo Paolo Savi raccontava: «Giammai accade che tutto l'inverno restino fra noi. Ciò probabilmente dipende dalla molestia che da ogni banda ricevono questi grossi uccelloni appena si sono posati».

«La costituzione di una serie di aree protette e una maggior tutela - sottolinea l’etologo - hanno permesso, una trentina di anni fa, l’insediamento sul nostro territorio dei primi gruppi. Poiché le famiglie di gru viaggiano insieme, i giovani imparano dai genitori le rotte di migrazione e le aree di svernamento e quando, a loro volta, mettono su famiglia, tornano nei luoghi che hanno conosciuto. Questa tradizione familiare è stata alla base del successivo incremento numerico in Toscana. Oggi sono due le aree principali dove la gru sverna nella nostra regione: la pianura pisana, dove i grossi uccelli si riuniscono per dormire nelle zone umide di San Rossore, per poi alimentarsi nei dintorni tra Livorno e Vecchiano e all’interno fino a Bientina; e il grossetano dove, invece, fanno base nel Parco della Maremma, per nutrirsi nella pianura circostante».


Nuovo clima, nuove rotte

Ma cosa ha portato le gru di nuovo in Toscana e più in generale in Italia? «La risposta l’ha data un gruppo di ricercatori che ha analizzato le osservazioni raccolte da associazioni ornitologiche in tutta Italia negli ultimi decenni, mettendole poi in relazione con i dati climatologici europei - spiega Puglisi -. Si è così compreso che le gru hanno recentemente mutato le loro abitudini migratorie, aprendo nuove vie che passano dall’Italia settentrionale e intensificando le rotte lungo quelle che attraversano l’Italia centrale. La causa di tutto ciò va ricercata nelle mutate condizioni climatiche e dei venti che hanno interessato l'Europa centro-orientale. Per questa ragione, quelle che arrivano dal Nord-Europa, in autunno, dopo la sosta in Ungheria, trovano più conveniente passare da noi, piuttosto che aggirare le Alpi da nord. Ecco perché la Toscana è attraversata da numeri crescenti di gru, soprattutto nel mese di marzo quando, tutte insieme e nel giro di poche settimane, rientrano nei quartieri di nidificazione situati nell’Europa settentrionale. La rotta più battuta è quella che dalla costa le porta verso i valichi del Mugello, e in questo periodo, quando la caccia è chiusa, un importante crocevia sono il padule di Fucecchio e i suoi dintorni».

È il momento giusto, dunque, per fare una gita in quelle zone armati di binocolo per godere di questo spettacolo. Qui spesso sostano per brevi periodi gruppi formati anche da centinaia di individui. Il loro spostamento, che avviene spesso di notte e soprattutto a grandi altezze, è tradito dal loro richiamo incessante, dal cui suono onomatopeico questi uccelli traggono il nome, un verso suggestivo che ci ricorda le nostre responsabilità verso il pianeta.


L’intervistato

Luca Puglisi, direttore del Centro Ornitologico Toscano


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