Reggio Calabria

Scritto da Matilde Jonas |    Marzo 2004    |    Pag.

Giornalista Fiorentina, laureata in pedagogia con indirizzo psicologico, vive a Vejano (Viterbo), in piena Tuscia. Collaboratrice di numerose riviste letterarie, di quotidiani e mensili, a cui alterna l'attività di ufficio stampa per manifestazioni artistiche, ha anche pubblicato libri di poesie e narrativa (La lunga notte dei nove sentieri, Ed. Quaderni di Hellas; Tra silenzio e parole, Nardini Editore; Venerdì, MCS). Per la collana 900 di Mondadori/De Agostini ha curato le prefazioni di autori del Novecento. Direttore responsabile fino al giugno 1995 del mensile della Newton Periodici Firenze ieri, oggi, domani, ha progettato e realizzato il mensile Firenze Toscana, per il gruppo editoriale Olimpia, di cui ha assunto anche la direzione.

Il più bel chilometro d'Italia 2
Stretta tra mare e Aspromonte,
Reggio Calabria è città che si fatica a riconoscere di origine greca, moderna nei palazzi e nell'impianto urbanistico. A cancellare le tracce della Reghion fondata dai calcidesi nell'VIII sec. a.C., antiche guerre con Locri, Crotone, Siracusa (che la rase al suolo nel 387 a .C.) e secoli di incursioni piratesche.
Quel che rimase non scampò ai terremoti: quello del 1783, fatale a molti centri della regione, e quello disastroso di Messina del 1908. Fu ricostruita ex novo, Reggio, con i palazzi bassi e lo stile di moda in quegli anni: classicheggiante e tardo Liberty.
Niente di meglio per sposarsi con una natura che riserva continue sorprese, che profuma di bergamotto e gelsomino e che erompe prepotente nella vegetazione esotica del lungomare Matteotti, fino a concludersi nell'orto botanico della Villa Comunale: un fitto di palme e di ficus dai tronchi giganteschi e contorti, di magnolie e banani, di alberi del pepe, della gomma e della canfora.

Il lungomare di Reggio fu definito da D'Annunzio il più bel chilometro d'Italia. E lo è di più ora che la ferrovia è stata interrata e non separa più il mare dalla città. A renderlo unico sono i mille colori delle correnti dello Stretto, l'affollarsi delle più varie imbarcazioni di passaggio e, soprattutto, la Sicilia che allunga la sua lingua verde, lì, a portata di sguardo.
Gustando una granita, in uno dei bar all'aperto, sotto le palme e i ficus, con davanti il mare, viene voglia di ricordare le storie di questa terra e fra queste la più attuale e fortunata per Reggio.

Il più bel chilometro d'Italia
16 agosto 1972:
le vacanze di Stefano Mariottini, giovane sub romano, sono finite. Prima di lasciare Riace Marina decide di fare un'ultima immersione. Ed ecco che a 300 metri dalla costa, ad appena 8 metri sotto di sé, intravede con orrore emergere dal fondale un braccio umano. Per rendersi conto che è di bronzo e appartiene a una statua deve riprendersi e toccarlo, ma soprattutto scavar via la sabbia che da secoli cela la perfezione di quel corpo nudo. E così facendo scopre, affiancata alla prima, una seconda statua.
Da subito i due guerrieri si rivelano opere greche del V sec. a.C., i tempi del grande Fidia, e il mondo accademico impazzisce. Poco o nulla infatti rimane della statuaria greca di quel periodo, nota grazie alle copie romane di marmo.
Ma la vera sorpresa l'avrebbe riservata il restauro. Fabbricati con la tecnica a cera persa diretta - metodo usato solo dai grandi maestri perché non consente errori - i due guerrieri si rivelano di una perfezione esaltante: lega rosa per labbra e capezzoli, denti d'argento, occhi di pietra e ciglia d'avorio a intensificare lo sguardo.
Dal 1981 - dopo il bagno di folla delle mostre di Firenze ('80) e di Roma ('81) - i Bronzi di Riace costituiscono il grande richiamo del ricco Museo Archeologico Nazionale di Reggio (Piazza De Nava, 26, tel. 0965812225-812256. Orario: 9.00-13.30/15.30-19.00; domenica e lunedì: 9.00-12.30).

Apt, Corso Garibaldi 327, Reggio Calabria, tel. 0965892012