Dalla frangitura delle olive nuove risorse energetiche

Scritto da Sara Barbanera |    Febbraio 2013    |    Pag. 11

Laureata in Scienze della comunicazione presso l'Università La Sapienza di Roma nel 2001, nel 2016 consegue la laurea in Sviluppo Economico e Cooperazione Internazionale presso l'Università degli studi di Firenze.

È giornalista dal 2001, dopo la collaborazione con la cronaca umbra del Messaggero e con altri periodici locali.

Dal 2004 lavora in Unicoop Firenze dove, per 5 anni, ha svolto attività in vari punti di vendita, con un percorso di formazione da addetta casse a capo reparto servizio al cliente. Dal 2009 al 2011 ha coordinato le sezioni soci Coop di Firenze.

Dal giugno 2011 è direttore responsabile dell'Informatore Unicoop Firenze, responsabile della trasmissione Informacoop e della comunicazione digitale presso gli spazi soci Coop.

Quando la crisi aguzza l'ingegno, lo scarto di lavorazione diventa risorsa e non solo. Per la Cooperativa Ota, che unisce circa 18.000 olivicoltori toscani, una riduzione dei costi ha significato anche innovazione tecnica e tutela ambientale: economia sostenibile o green economy, qui la novità si chiama nocciolino, una rivoluzione piccola nel nome e nel costo ma grande nella portata.

A raccontarcelo è Giampiero Cresti, direttore della cooperativa che lo scorso 20 ottobre ha dato il via al nuovo sistema di frangitura delle olive, con l'inaugurazione dell'impianto di recupero dei sottoprodotti dilavorazione, nel frantoio di San Vincenzo a Torri di Scandicci: «Dopo due anni di collaborazione con l'Università, abbiamo perfezionato un metodo di estrazione dell'olio senza l'utilizzo di acqua.

Tecnicamente non è una novità, perché già lo facevamo in modo non sistematico. Gli scarti di questa lavorazione non sono più acqua e sansa, ma nocciolino e biomassa ad alta resa combustibile. Quindi non più materiali da smaltire, ma nuove risorse energetiche che permettono di risparmiare e forse anche di guadagnare».

Per capire l'impatto, basta pensare che due chili di nocciolino, sostanzialmente il nocciolo delle olive, hanno lo stesso potere calorifico di un litro di gasolio industriale; con la differenza che il primo costa 15 centesimi al chilo e il secondo circa 1, 50 euro al litro.

Il nocciolino viene distribuito fra i soci mentre la biomassa è destinata a impianti di biogas per la produzione di energia elettrica, come spiega Cresti: «Il settore delle biomasse sta prendendo il via anche in Toscana con investimenti in produzioni destinate agli impianti di biogas. Questa biomassa e il nocciolino sono fonti energetiche rinnovabili che possono produrre reddito oltre che risparmio economico e ambientale».

Le novità virtuose non finiscono qui, perché il risparmio riguarda anche l'acqua, come spiega il direttore: «Questo tipo di lavorazione per noi significa risparmiare circa 7000 quintali di acqua all'anno, su un totale di 20-25.000 quintali di olive.

Moltiplicato per la produzione toscana significherebbe 500.000 quintali di acqua all'anno che una volta utilizzata, non è più depurabile e destinata all'irrigazione fertilizzante».

L'operazione ha avuto un costo più che ragionevole che la cooperativa conta di ammortizzare in tempi brevi: 90.000 euro per l'impianto di recupero degli scarti. Il tutto a parità di garanzie su qualità e tipicità del prodotto.

Fra una novità e l'altra la cooperativa si dà da fare a tutto campo: a curiosi e appassionati lo storico frantoio di Cerbaia offre visite guidate, corsi di assaggio e prodotti gastronomici toscani in vendita presso la Bottega degli Agricoltori.

E, naturalmente, degustazioni di olii fra i quali l'olio Igp extravergine Toscano da agricoltura biologica presente sugli scaffali di Unicoop Firenze.

L'intervistato: Giampiero Cresti, direttore della Cooperativa Ota

Per un salto nel verde

www.olivicoltoritoscani.it

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