Con l’arte giapponese del kokedama piante sospese per ogni tipo di ambiente

Scritto da Càrola Ciotti |    Gennaio 2018    |    Pag. 42

Fotografa. Collabora dal 1994 con l'Informatore, soprattutto realizzando immagini, ma ultimamente anche scrivendo testi. Ha iniziato a fotografare nel 1979 dedicandosi da subito allo sviluppo e alla stampa delle proprie immagini in bianco e nero. Nel 1987, dopo alcuni anni di collaborazione con professionisti, apre un proprio studio. Portata alla ritrattistica e alla moda, non trascura il reportage e la fotografia naturalistica. In varie esposizioni ha presentato il frutto di una ricerca sul corpo e sul volto femminile.
Ha partecipato come fotografa ufficiale al festival "France Cinéma". Sue fotografie sono apparse su libri, cataloghi e riviste.

Kokedama

Foto F. Magonio

Novità

Come spesso accade, le novità che riguardano i metodi di coltivazione delle piante ornamentali provengono dall’Oriente, dove le tradizioni legate al senso estetico e all’amore per la natura si trasformano in arte. È questo il caso del kokedama, una tecnica piuttosto interessante, ben diffusa all’estero ma ancora poco conosciuta in Italia, che consiste nel far radicare le piante esternamente al vaso in cui sono cresciute. Ci rechiamo alla Flying Garden, una piccolissima impresa fondata da appena un anno, dove i due giovani, creativi e intraprendenti titolari, Leonardo Galli e Lanfranco Rosso, hanno trasformato una passione, scoperta quasi per caso, in una vera e propria attività lavorativa. Nel piccolo laboratorio in San Frediano, a Firenze, impastano terricci e argille; poi, con muschio, fibra di cocco, fili di cotone e corde, confezionano un gran numero di queste deliziose “perle di muschio”. «Il termine - spiega Leonardo - deriva da due ideogrammi giapponesi: koke, che significa muschio, e dama, che significa palla, sfera o perla. Il kokedama, infatti, è una pianta le cui radici alloggiano in un pane di terra lavorato con forma sferica e poi avvolto completamente nel muschio».


Leggerezza per tutti

I kokedama hanno due grandi pregi: hanno un notevole impatto decorativo – le piante sono generalmente appese tramite corde e fluttuano in aria – e richiedono una manutenzione poco impegnativa. «L’arte del kokedama - sottolinea Galli - nasce in Giappone intorno al ‘600, deriva da un insieme di più tecniche ancestrali di coltivazione – tra cui il bonsai – e si diffonde tra le classi meno abbienti, proprio come alternativa a quest’ultimo. Infatti, non richiedendo un costoso contenitore in ceramica decorato, come prevede il protocollo del bonsai classico, si può abbellire la propria casa spendendo poco, senza rinunciare al piacere di circondarsi di belle piante».


Dosi e ingredienti

Si tratta di una tecnica che richiede una buona manualità e i giusti ingredienti per modellare la sfera che accoglierà la piantina. «È necessario utilizzare non solo il terriccio adatto alla pianta che abbiamo scelto - precisa Lanfranco Rosso -, ma anche quello specifico per i bonsai, denominato akadama, che costituisce la componente drenante dell'impasto. Questa base di substrato si deve amalgamare perfettamente con il ketotsushi, speciale argilla giapponese che è il vero ingrediente segreto del kokedama». Il ketotsushiketo nella sua forma abbreviata – proviene dalle risaie giapponesi; si tratta di una torba di palude ricchissima di materiale organico, perché si è formata nel corso dei secoli assorbendo le piante e gli organismi animali in decomposizione sul fondo delle risaie. Si tratta di un’argilla permeabile, cioè in grado di asciugarsi senza seccare. Infatti, quando il keto si asciuga, diventa leggero, e se immergiamo il kokedama in un recipiente d’acqua, noteremo che galleggia. L’immersione è l’unico modo per irrigare la sfera che ospita la pianta, che in questo modo si impregna nuovamente dell’acqua necessaria. «Teoricamente ogni specie di pianta può essere coltivata con questo metodo - specifica Lanfranco - sia essa da esterno o da interno, fiorita o verde, con portamento longilineo o ricadente, ma è preferibile scegliere specie rustiche, o succulente, queste ultime davvero adatte a vivere nella sfera di muschio ».


Istruzioni per l’uso

Primo passo: impastare i terricci per ottenere una sfera delle dimensioni adatte. «L'importante è che la sfera sia compatta - specifica Lanfranco -; una volta pronta, si apre e con delicatezza vi si inserisce la piantina, a radici nude. Quindi si comprime di nuovo, dando la forma definitiva, che deve essere, lo ripetiamo, perfettamente sferica». Poi bisogna ricoprire la sfera col muschio e fasciare il tutto con l'aiuto di un filo di cotone. L’ultimo passaggio, per rendere il kokedama “volante”, consiste nella “cordatura”. «Per una corretta irrigazione è bene immergere una volta a settimana la palla di muschio in acqua, per cinque minuti, fino alla scomparsa di eventuali bolle d'aria. Quindi, si lascia sgocciolare prima di riappenderla. Consiglio un luogo luminoso, ma lontano dalla luce diretta, poiché il muschio non tollera i raggi solari. Quando è molto caldo si può nebulizzare il muschio tra un’immersione e l'altra. Potrebbe rivelarsi utile ruotare saltuariamente il kokedama, per evitare che la pianta si pieghi verso la fonte luminosa, così come ogni tanto è bene controllare lo stato del filo che avvolge la sfera e, se necessario, rafforzarlo».



Gli intervistati

Leonardo Galli e Lanfranco Rosso

Flying Garden, Via Pulci 1/r Firenze

Tel 3666484056

www.kokedamafirenze.it

flyinggardenfirenze@gmail.com

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