I 400 anni della morte di Lodovico Cardi, detto il Cigoli. San Miniato festeggia il suo pittore

Scritto da Gabriele Parenti |    Febbraio 2013    |    Pag. 41

Giornalista professionista e regista radiotelevisivo, Gabriele Parenti ha realizzato vari programmi per le reti nazionali della Rai (Intercity-cultura, Learning, Speranze d'Italia) e per Rai International. Autore di documentari e di docu-fiction, attualmente coordina i programmi culturali della Sede Rai di Firenze. Ha svolto attività di ricerca presso l'Istituto di Filosofia del Diritto e di Studi storico-politici dell'Università di Pisa; tiene workshop e seminari nelle Università di Firenze, Pisa e Siena. Tra i suoi libri: Il pensiero dell'esilio (1986); La Sfida. Il pensiero e il coraggio di Robert Kennedy (1999); Il sogno e la memoria (2000); Il lato oscuro (2002); Sui crinali della storia (2005); Oltre l'immagine (2006).

San Miniato (Pi) ricorda il quarto centenario della morte del pittore Lodovico Cardi, detto il Cigoli dal nome del paese di nascita, un borgo medievale (sono ancora visibili le linee di difesa del castello) su una collina che domina la valle dell'Arno e che oggi è frazione di San Miniato.

Il Cigoli fu pittore, scultore, architetto, lavorò per i Medici e per i papi. Allievo di Alessandro Allori, esponente di punta del manierismo, e del Buontalenti, ma attento anche alla lezione del Pontormo e del Correggio, portò una profonda innovazione nella  pittura del tardo cinquecento toscano.

Le sue prime opere, ispirate al manierismo (e al gusto barocco) sono del  periodo 1584-90: dall'affresco con la Vestizione di S. Vincenzo Ferreri (chiostro grande di S. Maria Novella a Firenze) al Noli me tangere di S. Miniato, alla Resurrezione della Pinacoteca di Arezzo.

Ma dal 1592 si presenta come l'uomo nuovo della pittura toscana, impegnato con spirito moderno ad allargarne gli schemi.

La Trinità di Santa Croce a Firenze segna questo passaggio. Seguono altri capolavori nei quali sono individuabili influssi della pittura veneta come Eraclio che porta la Croce (1594), nella chiesa fiorentina di S. Marco, l'Annunciazione (1595) presso il convento dei Cappuccini di Montughi, e, nel 1598, La Madonna del Rosario (Duomo di Pontedera) e S. Pietro Martire (Santa Maria Novella a Firenze). 

Il Cigoli compì diversi viaggi: dai soggiorni a Bologna, Venezia, Parma e Ferrara, trasse ispirazione per oltrepassare la pittura della "maniera" e aprire la strada a visioni nuove che risentono dell'influenza del Correggio e di  Santi di Tito come Le stimmate di San Francesco (1596), ora agli Uffizi.

L'innovazione

Un nuovo impulso innovatore gli fu offerto dal viaggio a Roma alla fine del ‘500 che lo avvicinò alla lezione del Carracci e di Caravaggio. Ne sono esempi S. Girolamo nello studio in S. Giovanni dei Fiorentini a Roma e il S. Pietro dell'Accademia di Belle Arti di Carrara: due dipinti datati 1599.

E, sempre a Roma, dove si trasferì definitivamente nel 1604, realizzò per la basilica di S. Pietro la pala di San Pietro apostolo che risana lo storpio.

Ha scritto Arturo C. Quintavalle "...Ormai Cigoli opera a Roma e, nei ritorni in patria, opere come la grandiosa Deposizione dalla croce (1607), ora alla Galleria Palatina, fanno ben intendere la nuova sintesi che l'artista ricerca fra pittura della "maniera" e nuova drammaticità del racconto caravaggesco.

Così scompaiono le forme fluide, baroccesche, il chiaroscuro emiliano. Adesso la luce batte violenta, il contorno si fa netto, e nei disegni forte è il contrasto fra chiaro e scuro".

Di Lodovico Cardi si ricorda anche l'attività di architetto che si svolse soprattutto a Firenze. Tra le sue opere, la cappella del Sacramento in S. Marco, la facciata del palazzo Rinuccini e la Cappella Maggiore di S. Felicita.

Nel 1586 realizzò uno dei progetti per la facciata di Santa Maria del Fiore a Firenze il cui modello ligneo si trova nel Museo dell'opera del Duomo. Inoltre, la porta della cappella Salviati del 1591 (S. Marco), il cortile del Palazzo non finito del 1596 (via del Proconsolo), la porta dei Gaddi (piazza Madonna), la loggia Tornaquinci (via Tornabuoni).

Nel periodo romano, diresse i restauri di Villa Medici a Trinità dei Monti e di Palazzo Madama. Come scenografo si occupò dei festeggiamenti per le nozze del Granduca Ferdinando nel 1589 e per quelle di Maria de' Medici con Enrico IV di Francia nel 1600.

Lodovico Cardi fu grande amico di Galileo che aveva conosciuto quando entrambi erano stati allievi del matematico Ostilio Ricci. Seguì sempre da vicino le scoperte dello scienziato pisano, tanto che volle osservare direttamente le macchie solari dal cannocchiale galileiano.

Una fitta corrispondenza attesta gli interessi scientifici del pittore sanminiatese e quelli artistici del Galileo che discusse con lui sulla preminenza della pittura sulla scultura. Il Cigoli rese omaggio a Galileo, quando nell'affresco dell'Assunzione della Vergine (in Santa Maria Maggiore a Roma) dipinse sotto i piedi di Maria una luna con monti e crateri come l'aveva rivelata il telescopio dell'amico  scienziato.

Lodovico Cardi morì a Roma l'8 giugno 1613. Ma è sepolto a Firenze nella chiesa dei Santi Michele Arcangelo e Gaetano da Thiene in via de' Tornabuoni.

Le opere

Ma dove si possono vedere le opere del Cigoli? Andando in giro per la Toscana, oltre ai dipinti già citati, possiamo trovare, in particolare, la Madonna in trono con Gesù Bambino fra i SS. Michele Arcangelo e Pietro Apostolo, (1593) proveniente da San Michele Arcangelo in Pianezzoli (Firenze), attualmente presso il Museo Diocesano d'Arte Sacra di San Miniato e nel Conservatorio di Santa Marta a Montopoli Valdarno (Pi) La resurrezione di Lazzaro.

Molte le opere conservate a Firenze, soprattutto nella Galleria Palatina di Palazzo Pitti ma anche agli Uffizi, al Museo Casa Buonarroti, all'Accademia, in S. Maria Maggiore a San Gaggio, gli affreschi del chiostro grande di S. Maria Novella, in S. Maria Maggiore, a S. Marco, nella Galleria Corsini mentre nel Corridoio Vasariano si può ammirare l'Autoritratto  del pittore.

Altre opere, da "riscoprire" nel territorio: La Pietà a Colle di Val d'Elsa, Il martirio di S. Lorenzo a Figline Valdarno, a Pisa La Natività del Redentore (L'adorazione dei pastori), del 1602, tornata nella Chiesa di San Francesco dopo lunghe peregrinazioni.

Poi la Natività della Madonna e il Martirio di S. Caterina d'Alessandriaa Pistoia (1584). A Villa Arrigoni Muti a Frascati, Agar e l'angelo, e tre dipinti di Cupido e Psiche nel Museo di Roma.

Come si legge nel catalogo della Fondazione Federico Zeri, altre opere sono a Napoli, a Roma, a Cortona, a Bologna ma anche nei musei di Budapest, Dublino e Chartres. Numerosi i dipinti documentati in collezioni private; di altri non si conosce la collocazione.

(Nella foto: Madonna in trono con bambino e santi, 1593, Museo Diocesiano di San Miniato)


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