Storia della Protezione civile in un libro: dagli “Angeli del fango” a quelli di Rigopiano

Scritto da Antonio Comerci |    Marzo 2017    |    Pag. 4, 5

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista.

Autore di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico.

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile che viene inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati. ­ Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze (scheda del libro).

Soccorsi a Rigopiano TERREMOTO

«In questo racconto sulla protezione civile, l’alluvione di Firenze rappresenta un momento di svolta epocale. A soldati di leva, Vigili del fuoco, Carabinieri e Polizia, si unirono migliaia di ragazzi e ragazze provenienti da tutta Italia e dal resto dell’Europa. Un giornalista, sul momento, li definì “gli angeli del fango” e tanto è evocativa questa espressione che racconta ancora oggi di una spinta generosa verso gli altri». Queste le considerazioni di Rossella Muroni nella presentazione del libro di Erasmo D’Angelis Italiani con gli stivali (Edizioni Polistampa), che ripercorre la storia dei disastri ambientali e di quel che si è fatto e si fa per soccorrere le vittime di questi eventi.

Presi dalle ricorrenti polemiche sui soccorsi che arrivano in ritardo, sugli allarmi mai scattati per tempo, sui mezzi inadeguati rispetto alle dimensioni della sciagura… questa volta, con le catastrofi che stanno martoriando il centro Italia da fine agosto, ci si è resi conto di una macchina, la Protezione civile, che funziona e che è un’esperienza originale e d’avanguardia, tutta italiana. Finalmente un po’ di riconoscimento ai Vigili del fuoco, alle forze dell’ordine e ai volontari che, con sacrificio e rischio, danno soccorso a chi ha perso tutto in pochi istanti.

In questo clima di maggiore attenzione dell’opinione pubblica verso la Protezione civile, arriva il libro di D’Angelis. Giornalista, divulgatore e militante di tematiche ambientali da sempre, dal 2014 coordina #Italiasicura, strumento del Governo per studiare e far fronte al dissesto idrico e geologico e per lo sviluppo delle infrastrutture idriche.

Racconta D’Angelis che sia i primi provvedimenti pubblici in materia di prevenzione degli incendi che le associazioni di volontariato nascono nella Firenze medievale: «Nel 1344 la città istituì il Corpo della Guardia del Fuoco, struttura che per i due secoli successivi fu presa a modello in Europa. Mentre l’inizio del volontariato si legge sui fogli ingialliti dei Codici custoditi dal 1244 dalla Confraternita della Misericordia di Firenze».

Ed oggi volontari, preparati dalle loro associazioni con corsi specifici, e professionisti appassionati (Vigili del fuoco, esercito, forze dell’ordine) sono la miscela che ha reso la Protezione civile italiana un modello per gli altri Paesi.


Dal Friuli in poi

Da quando ci si è dotati di un sistema d’intervento più efficiente per far fronte alle catastrofi che hanno colpito negli ultimi decenni il nostro Paese? «Dal terremoto in Friuli nel 1976 - afferma D’Angelis - con l’intuizione che serviva un’autorità per fermare la disorganizzazione dei soccorsi e coordinare l’intera macchina statale e il volontariato. In quel dramma il governo nominò commissario Giuseppe Zamberletti e nacque l’idea della Protezione civile, che vide però la luce solo nel 1992. Oggi è un sistema di eccellenza che ha in rete tutte le strutture operative del nostro Paese».

Nel libro ci sono molte “schede” su come comportarsi in caso di incendio, terremoto e incidenti. Manca in Italia una cultura dell’emergenza? «A noi mancano tre cose - risponde D'Angelis -: coscienza del rischio, conoscenza dei fenomeni naturali, consapevolezza dei comportamenti da adottare. Ma dobbiamo e possiamo ripetere l’impresa riuscita al Giappone o alla California di diffondere la cultura dell’emergenza, dalle scuole ai luoghi di lavoro. L’infinita tragedia del centro Italia è un’altra durissima lezione che ci deve spingere a cambiare radicalmente il nostro approccio alle catastrofi. Basta fatalismo, rassegnazione, scongiuri. Guardiamo in faccia i rischi, perché oggi possiamo affrontarli, non ci trovano più impreparati come un tempo».


Prevenire e ricostruire

Prevenire sarebbe meglio che riparare i danni. È possibile attuare una politica della prevenzione? «Non solo è possibile - sottolinea D’Angelis -, ma è un obbligo morale e lo stiamo mettendo in pratica con “Italiasicura” per la difesa da alluvioni e frane. Se abbiamo vissuto a lungo nella logica delle emergenze, oggi c’è un piano nazionale con 9300 opere e 10 miliardi di euro da investire nei prossimi sette anni. Ci attende un’impresa ciclopica per mettere al sicuro circa sei milioni di edifici non a norma nelle aree sismiche, utilizzando anche i nuovi incentivi statali che rimborsano fino all’85% della spesa di un intero condominio».

Abbiamo raccolto fondi per costruire scuole nei paesi terremotati: qual è il modo per aiutare ancora quelle popolazioni? «La generosità degli italiani è stata pronta e forte - conclude D’Angelis - e in questo quadro la cooperazione è un punto di riferimento. È importante, per non disperdere risorse, coordinarsi con la Protezione civile locale e regionale».

Ed è quello che è stato fatto con la scuola a Cittareale, inaugurata a dicembre, in sinergia con Comune, Genio militare, Misericordie italiane, Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze. E così si sta facendo a Norcia, dove una grande scuola sarà pronta a marzo.


L’intervistato

Erasmo D’Angelis: giornalista, divulgatore e ambientalista


Norcia

Duecentoventicinque a scuola

Gli studenti delle classi elementari di Norcia potranno presto studiare sui banchi della nuova scuola. Da quando il terremoto del 30 ottobre 2016, che ha gravemente colpito la cittadina umbra, ha reso inagibile le strutture scolastiche, i bambini sono stati costretti a vivere il loro percorso di studi in una situazione di precarietà. Costruita in legno e con criteri antisismici e di efficienza energetica, la nuova scuola avrà una superficie di 700 metri quadri e ospiterà 225 allievi, di 11 classi. La costruzione è stata resa possibile grazie al contributo di Unicoop Firenze, dei suoi dipendenti e dei soci, che insieme a Coop Centro Italia, Fondazione Rava e Comune di Norcia, si è impegnata sin da subito per restituire agli studenti un luogo adatto e sicuro per studiare.



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