Una patologia che colpisce fra il 10% e il 40% della popolazione, uomini e donne

Scritto da Alma Valente |    Febbraio 2016    |    Pag. 44,45

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di Lido Contemori

Vene varicose

A partire dagli anni ’20 dello scorso secolo la moda femminile ha cambiato radicalmente look e le donne hanno avuto la possibilità di indossare gonne che mettono in risalto la bellezza delle gambe. 

Così, questa parte del corpo rimasta coperta per secoli, è divenuta simbolo di femminilità e, perché no, anche strumento di seduzione. Purtroppo esiste, ed è sempre esistita, una patologia molto importante che crea gravi inestetismi e rappresenta un pericolo serio per la salute: le vene varicose.

La medicina ha fatto grandi progressi in questo settore che meritano di essere conosciuti. Alle nostre domande risponde il dottor Aaron Fargion, ricercatore presso la Sodc di Chirurgia vascolare della Azienda ospedaliero-universitaria Careggi, Firenze.

Qual è la prevalenza delle varici venose agli arti inferiori nella popolazione generale?

«Le cosiddette “vene varicose” delle gambe sono l’espressione di un malfunzionamento del sistema venoso superficiale causato da un’insufficienza delle valvole interne delle vene. La prevalenza di questa patologia nei paesi occidentali si stima oscilli fra il 10% e il 40% della popolazione».

Fra donne e uomini esistono delle differenze?

«Indubbiamente questo problema venoso colpisce prevalentemente le donne: si calcola che in Italia la percentuale sia del 25-33% contro il 10-20% degli uomini. Nelle donne predisposte, una gravidanza può far insorgere o peggiorare un quadro di insufficienza venosa. Esistono però altri fattori di rischio come la familiarità, l’età avanzata, il sovrappeso o le abitudini di vita, come un lavoro che obbliga a stare in piedi per ore, come fare le parrucchiere per esempio o lavorare in fabbrica».

Quali sono i meccanismi per cui si formano queste dilatazioni venose?

«L’evento iniziale è legato a un aumento della pressione all’interno del sistema venoso, cui consegue un’insufficienza valvolare e quindi una progressiva dilatazione delle vene. Tale dilatazione coinvolge prima le due vene principali, la vena grande safena (o interna) che decorre all’interno lungo la coscia e la gamba, e la piccola safena (o esterna) che, invece, si trova lateralmente nella gamba, sotto il ginocchio. Tale fenomeno tende, se non corretto, a peggiorare progressivamente nel tempo sino a dilatare le piccole vene superficiali che poi confluiscono, dando vita alla manifestazione clinica delle vere e proprie dilatazioni varicose».

Come si può fare la diagnosi?

«Questa è sostanzialmente clinica e consiste nella ricerca di alcuni segni, come eventuali piccole dilatazioni, o vene reticolari, fino alla formazione delle vere e proprie varici, e alla comparsa di alcuni sintomi come bruciore, sensazione di “gambe pesanti” o crampi notturni. Esami strumentali, come l’ecocolordoppler, servono a capire l’entità del problema e possono guidare al più corretto percorso terapeutico, che è fondamentale per pianificare un eventuale intervento chirurgico».

Le cure mediche possono essere sufficienti?

«Esistono dei farmaci definiti “flebotonici” che possono aiutare ad alleviare l’eventuale sintomatologia o possono avere un’azione soprattutto “rallentante” la progressione dell’insufficienza venosa; purtroppo non sono da considerarsi risolutivi».

Quando si deve ricorrere alla chirurgia, e quanti tipi di interventi possono essere risolutivi?

«L’eventuale intervento chirurgico viene consigliato in caso di pregresse flebiti sulle varici, la presenza di macchie scure sulla pelle delle gambe, o di ulcere, ma un ruolo importante è costituito anche da ragioni di natura estetica, soprattutto per i pazienti più giovani, sia uomini che donne. Esistono varie tipologie di interventi chirurgici: quello tradizionale prevede l’interruzione e la rimozione della vena principale insufficiente con delle piccole incisioni chirurgiche e normalmente viene eseguito in anestesia spinale o locale. Nuove metodiche prevedono l’adesione delle pareti interne di tale vena o la sua coagulazione con laser o cateteri a radiofrequenza, attraverso singole incisioni ancora più piccole. Purtroppo tutte le metodiche sopra elencate sono potenzialmente soggette a eventuale recidiva a distanza. Interventi che prevedano incisioni mirate per rimuovere singole varici o iniezioni di agenti sclerosanti sono estetici e non da considerarsi radicali».

Negli ultimi tempi si parla molto di prevenzione: quali misure adottare prima che la patologia compaia?

«Indubbiamente con la correzione di eventuali abitudini di vita predisponenti, evitando la sedentarietà o cercando di ridurre il peso corporeo se in sovrappeso».

È utile e consigliabile l’utilizzo di calze a compressione graduale?

«Certamente e, peraltro, adesso stanno diventando esteticamente molto belle. in commercio sono suddivise in quelle da riposo o preventive, e calze terapeutiche. La forza di compressione è indicata in millimetri di mercurio (mmHg) o in Den (denari) che misurano lo spessore del filato utilizzato. Le calze preventive esercitano una forza di compressione alla caviglia sempre inferiore ai 20 mmHg e un valore a livello della coscia pari al 70% circa di quello alla caviglia. Queste calze sono impiegate, principalmente, in assenza di patologia conclamata. Quelle terapeutiche sono distinte in 4 classi di compressione. Le indicazioni d'impiego sono rivolte a pazienti in cui l’insufficienza venosa sia conclamata ed abbia già dato manifestazioni: dalle varici molto leggere (prima classe) a quelle diffuse con marcata tendenza agli edemi o con ulcere cutanee (quarta), attraverso condizioni progressivamente sempre più gravi».

Buone notizie ma, come spesso accade in medicina, prevenire è meglio che combattere, e in questo caso abbiamo le armi giuste a poco prezzo.