Empoli
Fragili trasparenze
Scritto da Riccardo Gatteschi il 26/08/2011
Un museo sulla produzione del vetro nell'empolese
Plinio il Vecchio, nella sua ponderosa Naturalis Historia, scrive che la scoperta del segreto della produzione del vetro nacque in Fenicia grazie a un caso fortuito: alcuni viandanti, nell'accendere un fuoco sulla riva del mare usando del silicio, si accorsero che, al contatto con la sabbia, quel minerale fondeva diventando un liquido incolore. Nel raffreddarsi, prendeva le forme più strane e infine diventava duro, fragile e trasparente. Forse è solo una leggenda perché di quel periodo - siamo nel terzo millennio avanti Cristo - niente è rimasto di tangibile e documentabile.
Verde di Empoli
Non è invece una leggenda quella che narra di abili produttori di vetro presenti nella zona del medio Valdarno fino dall'alto medioevo. Del resto, in quell'epoca, non mancavano le materie prime per consentire una produzione del genere: folte boscaglie per alimentare i forni fusori e una speciale sabbia - che inizialmente era fornita dall'Arno e dai suoi affluenti e in seguito dal litorale versiliese e dal lago di Massaciuccoli - per produrre un vetro di ottima qualità.
Una massiccia produzione di oggetti in vetro nel territorio empolese si registra a partire dalla seconda metà del Settecento e subito si caratterizza per quella sostanza dalle varie tonalità di verde che verrà conosciuta proprio come il "vetro verde di Empoli".
Inizialmente la produzione era incentrata sui fiaschi da vino in modelli e fogge più disparati, dai "fiaschi alla pesciatina ai fiaschi alla chiantigiana, dai fiaschi alla fiorentina ai fiaschi fini, fiasconi, fiaschi a misura, nudi, vestiti..." ai quali si univano anche "terzini da olio e da vino, bottiglie, bottiglioni, orinali, vetri da finestra...". Poi farà seguito, in concomitanza con il grande sviluppo enologico nella Regione, l'immissione sul mercato di damigiane e di bottiglie bordolesi.
L'Ottocento vede uno sviluppo in senso industriale di questa attività, tanto che il panorama della cittadina sarà caratterizzato, più che dai campanili o dalle cupole delle chiese, dalle alte e fumanti ciminiere delle fabbriche che in buon numero erano sorte proprio nel centro cittadino.
La crisi
Una produzione che va avanti a gonfie vele per tutta la metà del secolo scorso. Alla vera e propria attività industriale si affianca un altro lavoro che consentirà un reddito all'elemento femminile delle tante famiglie dell'entroterra i cui uomini erano occupati nelle fabbriche. Si tratta del lavoro della "fiascaia", ovvero della impagliatrice di fiaschi. E fino agli Anni '60 era comune in città lo spettacolo di un continuo viavai di carretti o anche di piccoli barrocci spinti da donne e colmi, all'andata, di fiaschi nudi e, al ritorno, dei medesimi fiaschi rivestiti con la sala, una pianta palustre le cui foglie venivano essiccate e usate quasi unicamente per impagliare il vetro.
La crisi si manifesta, improvvisa e quasi inaspettata, negli anni a cavallo fra i '60 e i ‘70. È una crisi che si rivelerà irreversibile, perché le cause sono molteplici e gravi: dalla spietata concorrenza dei prodotti esteri alla difficoltà di modernizzare le attrezzature, dall'impossibilità di continuare l'attività in pieno centro storico all'avvento massiccio sul mercato mondiale della plastica.
Un solo dato può essere illuminante: se nel 1948 nell'industria vetraria empolese lavoravano circa duemilacinquecento operai e un numero uguale di donne, attualmente in tutto il territorio sono presenti, salvo smentite o mutamenti delle ultime ore, due cristallerie e una vetreria industriale e tre vetrerie artigiane, che impiegano qualche centinaio di operai e un numero insignificante di donne.
Il magazzino del sale
L'esigenza di costituire un museo del vetro è stata evidente quando si è cominciato a percepire che le memorie di quel brillante periodo della storia economica e industriale empolese si andavano affievolendo; quando, mano a mano, le persone e gli oggetti si andavano inesorabilmente rarefacendo e si concretizzava il timore che di quell'attività non sarebbe rimasta una traccia tangibile.
Il luogo individuato dall'amministrazione comunale per accogliere ed esporre il materiale recuperato, non poteva essere migliore. È l'antico Magazzino del sale, quell'edificio che sorge in pieno centro storico e che per secoli è stato adibito a contenitore di quel preziosissimo alimento che proveniva dalle saline di Volterra o dal mare e da qui prendeva poi la strada per Firenze. Nel grande ambiente trovano posto le centinaia e centinaia di oggetti frutto di donazioni, prestiti o di ritrovamenti a cura del comitato scientifico, grazie ai quali oggi è possibile ripercorrere il prestigioso tragitto dell'arte vetraria empolese. Non mancano anche spazi dove si ripropongono, con gli strumenti originali, i procedimenti di soffiatura, di modellatura e della eventuale decorazione.
Ma è anche un museo che, nelle intenzioni della coordinatrice Stefania Terreni, vuole essere uno spazio vivo, in continua evoluzione, in modo da costituire un punto di aggregazione e di socialità. Ecco allora che periodicamente si tengono al suo interno concerti, incontri, mostre, dibattiti, visite guidate per gruppi, famiglie, scolaresche.
Del resto, se questo giovanissimo museo è stato visitato, dal giorno della sua inaugurazione nel luglio del 2010 ad oggi, da circa dodicimila persone e ha coinvolto tante famiglie e gruppi scolastici nelle attività di laboratorio, una ragione dovrà pur esserci: è quella di aver messo un punto fermo e concreto nella memoria collettiva su un'attività che per un periodo di oltre due secoli ha caratterizzato e dato lustro e notorietà a una cittadina toscana.
Info:
Ingresso 3 euro; ridotto 1,50; ogni domenica, dalle 15 alle 19, ingresso gratuito
Museo del vetro, via Ridolfi 70, Empoli (Firenze)
Tel. 057176714
info@museodelvetrodiempoli.it
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