I mestieri intorno al Museo di storia naturale. Il "tassidermista" Ugo Funaioli

Scritto da Silvia Amodio |    Febbraio 2013    |    Pag. 10

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Ha dovuto aspettare quasi tre secoli per rifarsi la cera, ma il risultato è bellissimo e sotto gli occhi di tutti. Stiamo parlando del famoso ippopotamo imbalsamato ospitato al Museo "La Specola" dalla seconda metà del ‘700.

Perché sia morto e da dove venisse è un mistero, ma gli esperti sanno che è stato "conservato" seguendo le tecniche del XVII secolo.

I ceroplasti dell'epoca, gli autori anche delle meravigliose cere anatomiche tuttora conservate nel museo, erano intervenuti cercando di rendere l'aspetto dell'animale il più possibile simile alle raffigurazioni sommarie di quel periodo.

Il restauro al quale è stato sottoposto ha rispettato l'opera ceroplastica originaria ed ora è possibile ammirarlo più bello di prima.

Le forme oltre la vita

Conosce bene la storia recente dell'ippopotamo Ugo Funaioli che al museo è di casa ed è il protagonista di una vita intensa e molto avventurosa. Sfogliare i suoi album di ricordi dove è ritratto nella savana sotto tende di fortuna o in compagnia di qualche animale, evoca immediatamente La mia Africa di Karen Blixen. 

Laureato in agraria, ma con una cultura e una preparazione naturalistica a 360 gradi, Funaioli inizia a frequentare il "continente nero" negli anni ‘50, lavorando per il Ministero dell'agricoltura, poi per la Fao e quindi come professore all'Università.

Si reca regolarmente in Tanzania e in Somalia; qui la prima volta si trattiene per cinque anni, dal ‘52 al ‘57. Ha scritto e illustrato diverse pubblicazioni sulla fauna africana.

Coltiva parallelamente l'arte della tassidermia, che negli anni affina, anche grazie ai numerosi viaggi all'estero che gli fanno apprendere nuovi metodi e tecniche di lavorazione.

La tassidermia è quella pratica che ha lo scopo di ricostruire un animale partendo dalle spoglie, a scopi scientifici e didattici, nelle sue sembianze naturali. «Si tratta di un lavoro molto complesso, se si vuole raggiungere un risultato verosimile - ci spiega lo studioso - perché bisogna costruire un manichino di cartapesta, o altro materiale, che abbia tutte le caratteristiche dell'animale sul quale viene fissata la pelle dopo essere stata conciata.

Gli occhi arrivano direttamente dalla Germania, mentre il naso e le altri parti nude, come il contorno degli occhi, le orecchie, vanno dipinti e lucidati per dare l'impressione che siano umidi».

Le tecniche sono molto cambiate nel tempo, il "nostro" ippopotamo prima di passare nelle mani dei ceroplasti era stato semplicemente riempito di paglia, come si faceva un tempo, un metodo molto rudimentale che non consentiva di fargli assumere forme e posizioni naturali, contrariamente all'approccio moderno che tende a ricreare un atteggiamento e un'espressione realistica, quasi da farlo sembrare ancora vivo.

Mal d'Africa

«Il mio rapporto con la Specola si perde nella notte dei tempi - prosegue Funaioli -: era il 1943 quando ho iniziato a collaborare con il loro tassidermista. Fin da subito mi sono interessato, specialmente agli scheletri. Pulire le ossa e soprattutto rimontare un intero scheletro è un altro lavoro che richiede molta pazienza.

Ma è con Ettore Granchi, l'altro tassidermista che ha lavorato alla Specola fino a pochi anni fa, che mi sono davvero divertito. In quel periodo viaggiavo molto e ho imparato sul campo, non è mica come adesso che su internet trovi tutto. Avevo anche la fortuna di conoscere le lingue e molti libri su questo argomento erano scritti solo in inglese. L'Africa in quel periodo era bellissima e tranquilla; la capitale della Somalia, Mogadiscio, era una perla.

Lì ho conosciuto anche mia moglie che, per fortuna, ha sempre tollerato questa passione. Ho portato a casa centinaia di scheletri, pelli e altri reperti naturalistici, che poi donavo al Museo. Una volta, sempre in Somalia, ho conosciuto un arabo che raccoglieva ossa per farne concime e sapone. Nel mucchio ho individuato un cranio di un cetaceo che sembrava interessante e me lo sono fatto dare per portarlo a Firenze.

Solo dopo studi accurati di una ricercatrice della Specola, Maria Luisa Azzaroli, abbiamo scoperto che si trattava del cranio di una specie poco conosciuta di delfino, di cui esisteva solo un altro esemplare in Australia, e ancora oggi raramente avvistato, il Mesoplodonte di Longman (Indopacetus pacificus)».

Il contributo che è stato dato dal Funaioli e dal Granchi è stato importantissimo, ha svecchiato la parte espositiva, in particolar modo la collezione di uccelli e mammiferi, che ancora oggi si possono ammirare al museo.

A parlare con Ugo Funaioli e a vedere i suoi lavori, si capisce che il mestiere del tassidermista è complesso e unisce, in sintesi, la tecnica con l'arte e la scienza.

Per fortuna l'atteggiamento verso gli animali è molto cambiato: se un tempo, i musei "sacrificavano" gli animali in nome della scienza, ora la tendenza è quella di lavorare su animali già morti per cause naturali o vittime di incidenti.

Del resto se ai tempi dei ceroplasti anche delle semplici illustrazioni erano una rarità, ora la letteratura, internet, la televisione possono colmare qualsiasi curiosità. Eppure anche oggi un giro nel Museo è in grado di evocare emozioni.

Intorno a La Specola
Dall'osso al bronzo

Ogni giorno perdiamo pezzi di foresta e specie animali senza rendercene conto. Scopo dell'operazione di Fabio Anfossi è quello di attirare l'attenzione sul problema dell'estinzione e di riconciliare, attraverso il bello, l'uomo con la natura.

Fabio Anfossi, italo-francese, è un artista eclettico. Dopo gli studi artistici e classici si è dedicato alla fotografia, affrontando con disinvoltura l'era digitale come web designer, grafico, pubblicitario e stilista.

In questi ultimi anni si è concentrato sulla scultura, realizzando una collaborazione con "La Specola" dove si è ritagliato uno spazio per lavorare proprio nella stanza che un tempo era del tassidermista. Mescolando quest'arte con la sua esperienza ha creato teschi in bronzo e argento e altri materiali partendo da calchi originali.

Il risultato è accattivante. Così il teschio di un lamantino, di un orso bruno, di un coccodrillo del Nilo, di una tigre, solo per citarne alcuni, si trasformano in opere uniche e preziose. La collezione è intitolata "Le Anime di Ferro" (The Iron Souls). Ed è proprio a "La Specola" che l'intera collezione è stata presentata nell'ottobre del 2012.

www.fabioanfossi.com

Nelle foto in ordine di apparizione dall'alto al basso:

  • Ugo Funaioli nel 1968
  • Fabio Anfossi

Ispirazioni d'arte a La Specola


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