Siena
Eppur si muove
Scritto da Sara Barbanera il 28/02/2012
Il pendolo di Foucault, che dimostra la rotazione della terra, realizzato al liceo Galileo

Quando il gruppo del Liceo Galileo Galilei di Siena, guidato dal professor Sergio Valentini, ha iniziato a lavorare al pendolo di Foucault, partendo dal principio senza sapere quando sarebbe stata la fine.
Invece, dal 12 giugno 2010 il pendolo non si è mai fermato e per gli alunni del Galilei è diventato laboratorio dove sperimentare moti relativi, leggi di isocronismo e dimostrazioni di Foucault.
Eppur si muove
Stiamo parlando del pendolo la cui scoperta rese famoso Foucault nel lontano 1851 e che ancora oggi esercita un fascino più che matematico, per l'effetto visivo che produce: nonostante la traiettoria del pendolo rimanga invariata, il suo piano d'oscillazione sembra ruotare lentamente in senso orario. Infatti, il pendolo non cambia la sua traiettoria ma è la terra che si muove sotto a lui e noi con essa.
Il pendolo è realizzato con un filo d'acciaio lungo 19 metri e una sfera cromata di 30 kg ad un'estremità. La base ottagonale in legno riporta il disegno della rosa dei venti: al centro sono disposti 72 led rossi. A intervalli regolari di mezz'ora, la sfera oscillante accende in sequenza i vari led e dopo circa 35 ore sono tutti accesi. Dopo 15 minuti di spegnimento, il led della posizione zero si riaccende per ricominciare il giro. Il tempo che il piano di rotazione impiega per descrivere un giro intero, pari ad un angolo di 360 gradi, varia in base alla latitudine terrestre: a Siena è di 34 ore, 58 minuti e 45 secondi, a Parigi circa 32 ore, a Londra 30, solo al Polo Nord è di 24 ore esatte.
Un po' d'energia
Il professore ci ha raccontato anche un segreto del progetto: «A causa delle forze di attrito - spiega Valentini -, dopo un certo tempo, i pendoli si fermano. Abbiamo risolto questo limite, ponendo alla base del pendolo un sistema elettronico che genera un campo magnetico, una sorta di carica energetica che permette il movimento perenne. Dopo due anni di oscillazioni senza interruzione, credo che ormai lo si possa dire!»
Come ogni grande trovata, l'idea è nata un po' per caso: «Volevamo fornire un nuovo strumento per la didattica: grazie al convinto sostegno del preside Vannini e alla passione non solo scientifica di tutti noi, abbiamo realizzato qualcosa che tutti avevamo in testa e che ora è qui, a scandire le giornate del Galilei».
Custode del tempo
Il pendolo è diventato molto più che un semplice strumento scientifico: oggi è l'orgoglio della scuola, luogo di visite di scuole e gruppi turistici. La vistosa costruzione, al centro di una tromba di quattro rampe di scale, contiene in sé tanti messaggi diversi: «È simbolo di verità nascosta dietro le apparenze; di perseveranza e tenacia - aggiunge Valentini -, qualità dell'uomo che rendono il suo tempo un tesoro da investire.
«Il pendolo è oggetto di cura dei ragazzi - ci racconta Valentini -, attenti a verificare che la rotazione si compia sempre nelle trentacinque ore previste a questa latitudine. Se si fermasse, sarebbe come svegliarsi dal sogno del movimento eterno».
Realizzarlo è stato faticoso ma in fondo naturale: al Galilei hanno cominciato dal principio e continuato con passione ma non si sono ancora fermati!
(Nella foto in alto - da sinistra a destra:
Gabriele Vanni
Sergio Valentini
Raffaele Miatto
Tommaso Addabbo)
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