Scritto da Stefano Giraldi |    Marzo 2004    |    Pag.

Giornalista e fotografo Specializzato in arte ed architettura. Ha realizzato un gran numero di cataloghi per artisti contemporanei italiani e stranieri. È stato a capo di campagne fotografiche per la realizzazione di numerosi volumi sui palazzi e chiese di Firenze per importanti case editrici con le quali collabora tuttora.

Quello che stavano vivendo nel Cinquecento era uno di quei momenti storici straordinari che l'umanità avrebbe ricordato per secoli a venire. Probabilmente i due amici non se ne resero nemmeno conto, ma indubbiamente ne fecero parte. Il Rinascimento li investì in pieno, e i loro nomi e le loro opere raggiunsero alti traguardi.
Due ragazzi giovani, uno di Pontorme vicino Empoli, chiamato Jacopo Carucci ma ricordato in seguito come il Pontormo, l'altro Giovan Battista di Jacopo, più noto come il Rosso Fiorentino, avevano da poco intrapreso la grande avventura dell'arte. Ambedue allievi a bottega di Andrea del Sarto, allora pittore fiorentino di chiara fama, stavano cominciando a lasciare per sempre la loro testimonianza artistica negli affreschi della Visitazione (Pontormo) e della Assunzione (il Rosso) nel Chiostrino dei Voti della chiesa di SS. Annunziata a Firenze (1516-17) per arrivare poi a tali spettacolari opere di sublime bellezza artistica di cui la Toscana gode tutti i privilegi.

Due ragazzi, abbiamo detto, amici tra di loro ma con due caratteri diametralmente opposti. Solare, scherzoso e giocoso il Rosso, quanto misantropo e permaloso il Pontormo. Ma un'altra cosa, oltre l'arte, li accomunava veramente: era l'amore per il cibo.
Sappiamo dalle note del Pontormo in "Il libro mio" quanto egli stesso fosse puntuale a descrivere e segnalare i desinari e le cene col suo allievo Bronzino o con gli amici, tra i quali il Rosso.
Un diario, come viene spesso definito questo, che più che registro di eventi pubblici, come era per molti diari del periodo, nel caso del Pontormo si trasforma in materia sua e viscerale, pensieri da stomaco e da fegato.

IL FILM
Pontormo al cinema
Ispirato al suo diario, è stato girato quasi interamente a Firenze. L'anteprima a fine aprile

Sul Pontormo è stato girato recentemente un film, ambientato quasi interamente a Firenze, tra la Certosa , Santa Maria Novella e la chiesa della Santissima Annunziata, dove il Pontormo è sepolto.
La storia prende spunto dal suo famosissimo diario e racconta gli ultimi anni di vita dell'artista, impegnato nella realizzazione degli affreschi del coro della chiesa di San Lorenzo, oggi completamente perduti. Per esigenze di copione sono stati ricostruiti a Roma, negli studi cinematografici, da un gruppo di giovani artisti sulla base dei disegni originali, conservati agli Uffizi. Gli abiti indossati dagli attori provengono per lo più dalla Galleria del Costume di Firenze e dai figuranti del Calcio Storico.
Girato interamente in inglese e successivamente doppiato in italiano, il film, costato circa 4 milioni e mezzo di euro, sarà presentato in anteprima a Firenze alla fine di aprile, data in cui Joe Mantegna, l'attore italo-americano che interpreta Pontormo, avrà finito di girare la fiction che lo tiene attualmente impegnato in America (si.fe).
Altre notizie su www.pontormoilfilm.it