Lavorare nel mondo scientifico rende la vita ricca di soddisfazioni anche per le donne

Scritto da Sofia Randich |    Marzo 2018    |    Pag. 3

Direttore dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri.

Otto marzo

La questione è così importante ed attuale che le Nazioni Unite a fine 2015 hanno istituito la Giornata internazionale per le donne e le ragazze nella scienza, che ricorre l’11 febbraio, volta a favorire un accesso paritario di donne e ragazze in questo mondo.

Negli ultimi anni si sono compiuti grossi sforzi in questa direzione, quali, ad esempio, l’istituzione dei comitati per la parità o l’introduzione delle quote di genere . E le donne scienziate sono capaci e brillanti. I lettori dell’Informatore conosceranno Samantha Cristoforetti, o Fabiola Gianotti, o Marica Branchesi, considerata tra le dieci persone più influenti del 2017 secondo la classifica stilata dalla prestigiosa rivista Nature. Moltissime altre sono le donne, meno note al grande pubblico, ma che si distinguono all’interno della comunità scientifica.

Ciò nondimeno, l’universo femminile non è ancora adeguatamente rappresentato nel mondo scientifico. Facendo riferimento al settore che conosco meglio, l’astrofisica, le donne sono poco più del 30% del personale di ricerca dell’Istituto nazionale di astrofisica (Inaf), di cui l’Osservatorio di Arcetri fa parte; e nonostante in Inaf la partecipazione femminile sia favorita, solo il 24% delle posizioni apicali è occupato da donne. Non sono numeri drammatici, ma siamo evidentemente lontani da una parità. La percentuale di donne con posizioni di vertice è peraltro molto più bassa nelle facoltà scientifiche delle Università (minore del 10%) e, pur con variazioni da nazione a nazione, non è certamente alta negli istituti di ricerca internazionali.

Come superare i fattori di tipo sociologico e culturale che ancora ostacolano la presenza femminile nella scienza? L’argomento è complesso e di non facile sintesi. Oltre a misure ed iniziative promosse dalle istituzioni, appare necessario stimolare una maggiore consapevolezza fra le donne stesse: consapevolezza delle proprie capacità e della possibilità di conciliare l’attività scientifica con quella di compagna e di madre. Le azioni per migliorare la situazione devono partire già dalla scuola, trasmettendo un’idea positiva e stimolante della scienza e di quanto sia irrilevante essere uomo o donna per fare ricerca di alto livello. Chiudo questo breve intervento, riprendendo le parole di alcune mie colleghe intervistate proprio lo scorso 11 febbraio: “Le ragazze seguano la curiosità e l’ispirazione, senza avere paura ed essere influenzate dai pregiudizi… lavorare nella scienza rende la vita ricca di soddisfazioni. Abbiamo bisogno di donne per la nuova generazione di scienziati!”.

Ecco, condivido questo appello, nella speranza che sia accolto da molte.


Sofia Randich

Direttore dell’Osservatorio astrofisico di Arcetri, la prima donna ad assumere questo incarico.


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