Donne di spettacolo e cultura e l'8 marzo

Scritto da Silvia Gigli |    Marzo 2004    |    Pag.

Giornalista E' nata e vive a Firenze ma è per metà senese. Ha iniziato a frequentare il mondo del giornalismo giovanissima, collaborando con quotidiani come La Città, Paese Sera e numerosi mensili toscani. Ha lavorato al quotidiano Mattina, allegato toscano dell'Unità, fino al '99, poi al Corriere di Firenze, infine caposervizio delle pagine dell'Unità in Toscana. Scrive sull'Informatore dal 1990.

Donne dietro le quinte 3
Non sono veline,
letterine, schedine o chissà cos'altro. Sono donne di spettacolo, certo, ma non amano stare davanti alla macchina da presa. Il loro lavoro è dietro le quinte, a volte più oscuro, di sicuro più gratificante ma non per questo meno difficile. Sono le scrittrici, le autrici di testi teatrali e cinematografici, le registe e le aiuto registe. Tutte quelle donne, insomma, che fanno girare la macchina dello spettacolo in teatro, nel cinema e in tv e che per arrivare a farlo hanno dovuto sudare le classiche sette camicie. Sì, perché anche in questo mondo, che si tiene pericolosamente in bilico fra intrattenimento e cultura, gran parte del potere è in mano agli uomini. A rivelarlo, senza mezzi termini e con la limpidezza che le è innata, è Dacia Maraini. «La storia del teatro è fondamentalmente misogina e ancora oggi, nonostante ci sia una nuova leva di valenti autrici, ne facciamo le spese», dice.

Donne dietro le quinte
Da Gioia a Calenzano

La celebre scrittrice ha aperto tre anni fa una scuola di scrittura drammaturgica e cinematografica a Gioia dei Marzi, in Abruzzo, e sta per tenerne a battesimo un'altra che verrà inaugurata proprio questo mese a Calenzano, nel locale Teatro Manzoni, e che sarà gestita dal Teatro delle Donne. Sebbene gran parte degli iscritti sia donna, questo non significa che per le autrici teatrali la strada sia liscia come l'olio. Anzi. «Se ci sono difficoltà? Eccome - spiega Dacia Maraini -. Le autrici trovano resistenze insospettabili soprattutto nelle istituzioni. Paradossalmente non nel mercato, perché alla fine la gente va a teatro e se va in scena una cosa bella la sa apprezzare, indipendentemente dal sesso di chi l'ha scritta. E' nelle istituzioni, nei ministeri e nelle università che ci sono ancora molte resistenze». Resistenze che, manco a dirlo, condizionano l'erogazione di fondi e di potenziali aiuti per la drammaturgia al femminile. «Dobbiamo renderci conto che c'è una misoginia storica di cui si fa fatica a liberarsi. Una donna che vuol far teatro suscita molti sospetti. Non è un caso che la maggior parte delle donne che poi riescono a fare delle cose le realizzano da sole, mettono su una compagnia, cercano i soldi, rischiano in proprio. Penso ad un'autrice di grande talento come Emma Dante: lei, che è un astro nascente del teatro italiano, ha iniziato da sola, senza aiuti, solo perché donna».

Viene da sospettare che anche nel mondo della letteratura le cose non siano poi tanto diverse. O forse no? «L'universo dei libri è un po' diverso perché c'è più tradizione di scrittura al femminile ma dal punto di vista delle istituzioni è ancora così. Faccio un esempio: spesso mi capita di parlare con studentesse che vorrebbero fare una tesi di laurea sulla mia opera e che hanno incontrato molte difficoltà con i loro professori che non volevano accettarle». Chi si stupisce non avrà consolazione. Dacia Maraini è categorica. «Queste discriminazioni non sono poi così strane. L'ambiente in cui ci muoviamo noi tutto sommato è un'isola minuscola. Se ci spostiamo di poche centinaia di chilometri da qui, sia a sud che a est, la donna vive in condizioni completamente diverse. Non le permettono di andare a scuola, non le fanno firmare contratti... La situazione è ancora catastrofica. Noi siamo in Europa, che ha una posizione avanzata, ma tutto quel mondo lì, ancora medievale dal punto di vista delle discriminazioni sessuali, grava, non si creda. Non è che è morto, finito. Tutt'altro».

Donne dietro le quinte 4
Rare in regia

La fiorentina Cinzia Th Torrini è una regista conosciuta e quotata. Ha esordito a metà degli anni '80 con un film assai apprezzato da pubblico e critica, "Hotel Colonial", e negli ultimi anni si è dedicata ai film per la televisione. Porta la sua firma lo sceneggiato tv "Elisa di Rivombrosa", fiction di culto che ha tenuto incollati allo schermo per tre mesi milioni di spettatori. Anche per lei, che ha studiato regia in Germania ed ha lavorato con i più grandi, le cose non sono state facili. «Riuscire a stare dietro la macchina da presa per una donna non è un fatto scontato - racconta - perché questo è tutt'ora un mondo molto maschile, le persone con cui ci si deve confrontare giorno per giorno sono quasi tutte uomini. E una donna deve dimostrare di saper fare questo mestiere meglio degli altri. Il momento più importante per una regista sono i primi venti minuti sul set davanti ad una troupe nuova. E' lì che subito capiscono chi sei, se hai la stoffa e sei una tosta o se possono darti filo da torcere. Lo stesso accade anche agli uomini, per carità, ma è indubbio che per una donna è più dura». Come si fa a sostenere una troupe di centinaia di persone? Bisogna essere dure o morbide? «Io utilizzo entrambi i sistemi. Non mi piace trattare male le persone, anzi, cerco di avere un clima sereno sul set. Tutto dipende però dal materiale umano che uno si trova davanti...E allora se è il caso di urlare si urla». Ma è proprio vero che il mondo del cinema è drammaticamente maschilista? «Nell'associazione dei registi siamo una quarantina di soci. Di donne ce ne sono solo tre: io, Rossella Izzo e Livia Giampalmo. Più vero di così».

INCONTRO AGLI INNOCENTI
Otto marzo a Firenze

Nel Salone Brunelleschi dell'Istituto degli Innocenti, alle ore 16, incontro sul tema dei diritti negati. Interverranno Shirley Meyer, israeliana, e Fida Mustafa, palestinese, coordinatrici del Saving Children Project, sostenuto dalla Fondazione Shimon Peres, dalla Regione Toscana e da Unicoop Firenze, e la senegalese Khady Koita, presidente della rete europea delle organizzazioni che combattono contro le mutilazioni genitali femminili, intervistate dalla giornalista Cristiana Scoppa.

IL LIBRO

Maria Antonietta Cruciata
Dacia Maraini
Ed. Cadmo, Fiesole
(tel. 05550181)
12 euro