Dalla Puglia, con i suoi chicchi croccanti e dolci, arriva sugli scaffali l’uva Italia

Scritto da Laura D'Ettole |    Settembre 2015    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

G.C. Azienda Giuliano

Uva da tavola

La varietà è una sola, Italia, ma il suo gusto cambia con il terreno, l’acqua, il sole. L’importante è che rimanga sul suolo nazionale, però. Perché ci hanno provato in tutti i modi, ma in Cile, Perù o chissà dove l’uva Italia non vuol proprio vivere. In Puglia, dove si coltiva circa il 70% delle quantità di uva da tavola prodotte a livello nazionale (11 milioni di quintali, secondo l’Istat), nasce un’uva Italia particolarmente dolce e apprezzata anche fuori dai nostri confini.

«L’uva Italia pugliese trova un terreno carsico, una roccia frantumata e ricca di calcio: tutte caratteristiche che le conferiscono una dolcezza particolare», spiega Antonio Balacco, responsabile qualità dell’azienda Giuliano (Rutigliano – Ba). Poi c’è l’irrigazione, effettuata con impianti a goccia autoregolati, con acqua sorgiva che la rende croccante. E infine l’aria, il clima arido ma mite e il sole, che danno la giusta maturazione alla vite. «La nostra forza è un inverno temperato che consente alla pianta di svilupparsi meglio rispetto al centro e al nord Italia».

L’uva Italia non è sempre esistita. L’ha creata nel 1911 un importante genetista Alberto Pirovano, incrociando il Moscato con un’altra varietà d’uva. Voleva ottenere un frutto da tavola, gustoso e con il profumo di moscato, con acini grossi e croccanti, un colore giallo dorato. Proprio Pirovano, nel 1912 ne raccolse il primo grappolo. L’uva Italia aveva tutte le caratteristiche sperate e in più era anche molto resistente. Per questo oggi si esporta in mezzo mondo, attraversa gli oceani in container e «arriva in condizioni ottimali anche dopo venti giorni».

Le colture di uva Italia per certi versi sono spettacolari: viti alte quasi due metri, tutte in fila, con i loro tralci che si appoggiano su una struttura in legno per formare un tendone. I grappoli scendono, quasi a farlo apposta, ad altezza d’uomo. E così vengono raccolti manualmente. Ogni pianta ne produce anche 30/40 chili a stagione. La produzione comincia a fine agosto e termina a fine anno: «le ultime uve le cogliamo il 23 dicembre», racconta Luisa Lamparelli, responsabile commerciale dell’azienda Giuliano per l’Italia.

Le ragioni di questa produzione così tardiva? «La Puglia ha una struttura allungata e noi produciamo anche nell’area di Taranto, oltre che a sud est di Bari», spiega Lamparelli. Nel tarantino la temperatura media ha due-tre gradi in più rispetto al barese, e ciò consente di anticipare la produzione nella prima area e di posticiparla nella seconda.

L’azienda Giuliano, con le sue 35.000 tonnellate di produzione annua di uva da tavola, è leader a livello nazionale. Ne esporta il 60% fra Europa, America del nord e Africa. Ha 1000 ettari di terreno e un centinaio di addetti che arrivano a 1000/1500 nel periodo di raccolta.

Il padre degli attuali titolari, Antonio Giuliano, era un agricoltore con un grande amore per la terra che negli anni ’50 si era messo a produrre e vendere uva. Questa passione illimitata oggi è passata ai suoi eredi (Vito, Nicola, Gianni), che hanno moltiplicato le dimensioni dell’azienda. Senza mai muoversi dal luogo di lavoro per più di una settimana, si alzano ogni giorno alle tre e continuano a raccogliere uva con le proprie mani. Giuliano, ad oggi, è l’unica azienda del sud Italia con la certificazione etica Sa8000.