Le api e i loro prodotti: non solo miele

Scritto da Leonardo Romanelli |    Marzo 2004    |    Pag.

docente e pubblicista. Insegnante all'istituto alberghiero "Buontalenti di Firenze, è sommlier Ais e relatore ai corsi di degustazione di Slow Food. A partire dalla metà degli anni '90, ha iniziato un'intensa attività pubblicistica con una serie di collaborazioni con quotidiani come L'Unità, Corriere di Firenze e Tirreno, e dal '98 è direttore responsabile della rivista Gola Gioconda. Ha preso parte a numerosi programmi televisivi, oltre a condurre due programmi su Canale 10 "Vie del Gusto " e "Di vin parlando". Responsabile toscano della Guida Espresso dei ristoranti e coautore della Guida "Vini d'Italia" di Gambero Rosso e Slow Food Editore.

Di fiore in fiore
«Se le persone
si comportassero come le api, al mondo saremmo veramente tutti fratelli». Una frase detta con una semplicità disarmante, e subito i preconcetti legati alle api cattive, da scacciare, scompaiono d'incanto. L'amore per la natura lo trasmette naturalmente mentre parla: Giuseppe Baldazzi, pensionato Enel, oggi apicoltore per passione.
«Considerarlo mestiere è eccessivo, anche perché il reddito che si ottiene non è rilevante - esclama Baldazzi - ma io, che ho sempre amato la vita in campagna, all'aria aperta, lo faccio con una cura maniacale, come se fosse una vera professione».

L'incontro con il miele
e le api arriva quasi casualmente: il tempo libero procurato dall'entrata in pensione lo porta a sfogliare i libri sulla natura, l'ambiente che più lo attrae. Una casa in campagna, nel Mugello, è il posto giusto dove meditare la scelta di come mettere in pratica la voglia di fare.
«Ho cominciato a documentarmi sulle lumache, che però fanno una vita insignificante, senza emozioni, ed ho subito abbandonato l'idea di mettere su un allevamento. Invece, dopo il primo libro sull'apicoltura, ho comprato il secondo, il terzo, e poi due arnie, fino ad arrivare oggi ad averne un centinaio».
Quello che sorprende il consumatore finale è che, dietro l'apparente ripetitività di un lavoro che sembra di semplice produzione, esista una comunione di intenti che lega un folto gruppo di appassionati, che si ritrova per scambiarsi idee ed opinioni su come lavorare e sulle ultime novità.

Di fiore in fiore 2
«La Toscana è una regione
dove si producono 15 tipi di miele pregiato, di qualità eccellente, che in molti ci richiedono, sia invasettatori che importatori - esclama orgoglioso l'apicoltore -. Fra i prodotti più rari mi viene da ricordare il miele di corbezzolo, quello di girasole e di sulla, una sorta di erba medica. Senza scordarsi quelli di acacia e di castagno, veramente ottimi nella loro classicità. Ma poi si può distinguere il miele anche dalla zona di provenienza, come il miele di Maremma o quello di montagna».
Tornando alle api, quello che più spaventa il cittadino che la domenica fa la gita in campagna è di essere punto.
«Le dico solo questo: le api sono animali docilissimi, pungono solo per difendere - dichiara convinto Giuseppe -. Anche perché sanno benissimo che quando pungono, muoiono. Quando vado ad aprire la arnie a primavera, le api mi vengono attorno, quasi mi riconoscessero. E poi, basta guardarle mentre sono sui fiori, avvicinandosi tranquillamente le possiamo anche carezzare».

Bisogna pensare, perché a volte sfugge, a quante cose buone fanno le api in natura, soprattutto per l'impollinazione dei fiori, e per tutta la vasta gamma dei prodotti che si ottengono dal loro lavoro.
Oltre al miele si utilizza la cera, per medicine e cosmetici, il polline, come integratore, la pappa reale come nutrimento di persone anziane, bambini e sportivi e la propoli, una sorta di antibiotico naturale, antinfiammatorio, che veniva anche impiegata per la mummificazione dei faraoni.
«Ma tutte queste cose che racconto a lei le racconto anche nelle scuole. Grazie ad un programma della Regione Toscana, vado a fare lezione sull'apicoltura ai bambini delle scuole elementari. La soddisfazione più grande è che quando mi incontrano per strada sono oramai Giovanni delle api!».