I frutti di Gerico per la clinica di chirurgia pediatrica in Palestina

Scritto da Laura D'Ettole |    Novembre 2012    |    Pag.

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Si chiama Medjoul, è un dattero poco diffuso in Europa, ancor meno in Italia; è considerato il "re dei datteri" per il suo sapore e la sua consistenza. Per Gerico è il frutto che aiuterà la rinascita economica di questa città palestinese. Verrà commercializzato in esclusiva nel circuito Coop con il marchio "Terra equa", e dentro di sé ha un grande progetto: acquistandone una confezione, si contribuirà (0,25 euro a confezione, pari a 1 euro al chilo) alla realizzazione di una sala della prima clinica di chirurgia pediatrica a Betlemme. In cifre: 38 posti letto, più chirurgia e rianimazione. Complessivamente l'ospedale costerà oltre cinque milioni di euro: ad oggi non esiste niente di simile in Palestina.

Il progetto "datteri di Gerico" è frutto della collaborazione di Coop con i produttori palestinesi e i trasportatori israeliani. Ma sono tanti i soggetti che stanno dando il loro contributo in questa complessa gara di solidarietà: la Fondazione Giovanni Paolo II, la Regione Toscana, Unicoop Firenze e professionisti che hanno lavorato all'ospedale fiorentino Meyer, uno dei più noti ospedali pediatrici d'Italia, e che metteranno a disposizione il proprio know how per questo nuovo progetto.

 

L'isolamento di Gerico

Gerico è una città della Cisgiordania di circa 19.000 abitanti: un'oasi dove si producevano arance, mandarini, papaya e datteri in centinaia di ettari di terra fertilissima, chiusi dal Giordano da una parte e dal deserto di Giuda dall'altra. È famosa per i resti archeologici che risalgono a oltre diecimila anni fa e ne fanno l'insediamento urbano più antico del mondo. È anche la città più bassa del mondo: 250 metri sotto il livello del mare.

Le migliaia di pellegrini che si recavano in Galilea inserivano Gerico senza indugi nelle loro rotte, attratti dal suo fascino potente.

Poi dal 2002 niente fu più come prima. Nasce il Muro a Betlemme - la barriera di sicurezza israeliana fatta di trincee, check point, filo spinato - che ha portato all'isolamento dei territori governati dall'Autorità nazionale palestinese. Gerico, insieme a tutti i paesi della cerchia di Betlemme, piano piano è appassita. Niente più interscambi né turismo, e anche l'agricoltura si stringe in un mercato di semplice sussistenza. Oggi Gerico è diventata uno degli insediamenti più poveri dei territori governati dai palestinesi.

 

Il mercato spezzato

Altro che mercato globale. Quello di Gerico è frammentato, spezzettato, pazzesco. L'ha affrontato con successo un'imprenditrice italiana che con infinita pazienza ha ricostruito il puzzle del flusso di merci fra questo luogo così lontano (non solo geograficamente) e il mondo europeo: Cristina Masini Cherici, di Holy land, fa un primo viaggio in Palestina nel 2008 e se ne innamora. «Non è facile capire le difficoltà che si trovano in quei paesi quando si affronta il tema dell'export», sostiene Cristina. Bisogna far capire agli agricoltori la necessità di associarsi, l'esigenza di seguire certe procedure e fornire documentazioni appropriate. Senza contare il fatto che i movimenti di merci sono continuamente interrotti da check point, barriere, difficoltà burocratiche.

 

La "rete" si ricompone

Qualcosa, in realtà, stava già rinascendo prima dell'intervento di Holy land. Giovani imprenditori palestinesi erano tornati in patria per ridare ossigeno ad attività produttive che si erano spente. E anche nei momenti più bui del conflitto israelo-palestinese, la gente comune di entrambi gli schieramenti ha continuato a collaborare senza pregiudizi. Grazie a questa rete informale alcuni prodotti dell'agricoltura di Gerico arrivavano al check point, dove spedizionieri israeliani li portavano al porto di Ashdod. Da qui salivano sulle navi e via verso varie parti del mondo. Il progetto "datteri di Gerico" ha ripreso, affinato e potenziato una rete che c'era.

Oggi i piccoli produttori, abituati a raccogliere e vendere sul mercato locale, hanno costituito micro-cooperative in cui si garantisce il rispetto dei diritti dei lavoratori. Conferiscono il prodotto in centri che fanno una prima cernita del frutto, suddividendolo per grandezza e qualità. Il dattero viene lavato, confezionato e caricato su pallet fino al check point, con la documentazione sanitaria che lo seguirà per tutto il viaggio. Lì un referente logistico locale garantisce la continuità del flusso commerciale fino al porto. I datteri salgono sui mercantili e finalmente arrivano a Coop: il "mercato" si è ricomposto. Holy land segue tutta la filiera e certifica la qualità del prodotto.

«È stato faticoso, ma una collaborazione fra la gente esisteva già, altrimenti non sarebbe stato possibile garantire le quantità necessarie a rifornire il mondo Coop», dice Cristina. Per questo piace pensare che i datteri di Gerico siano anche il simbolo di una nuova collaborazione fra questi due popoli straziati da un conflitto che dura da troppo tempo ormai...».

 

 

Dal 1° gennaio 2011 al 30 aprile 2012 è stata donata dai soci Unicoop Firenze, mediante punti elettronici, la somma di 12.420 euro che andrà a favore della clinica chirurgia pediatrica Betlemme

 


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