Tra il Padule di Fucecchio e il lago di Bientina, fino a San Miniato. Giochi a primavera

Scritto da Andrea Schillaci |    Aprile 2015    |    Pag.

Giornalista professionista, laureato in Scienze Politiche, è stato redattore de La Città e della Gazzetta di Siena, ha lavorato per l’Ansa, la Voce, il Classico, Toscana Qui. Negli ultimi quindici anni, ha collaborato con varie riviste dell’Editoriale Olimpia ed è stato vice caposervizio di Mondo Sommerso.

Esposizione di reperti, Area archeologica di San Genesio - Foto di F. Magonio

La tappa che da Altopascio porta a Fucecchio e poi a San Miniato, è ricca di interesse sia dal punto di vista storico e architettonico che degli eventi che regolarmente vengono organizzati.

Lasciato, dunque, il centro ospitaliero di Altopascio, la via Francigena si addentrava nei boschi delle colline delle Cerbaie, evitando così il padule di Bientina e quello di Fucecchio per procedere all’attraversamento del Valdarno. «In posizione baricentrica nelle Cerbaie, - ci racconta Andrea Vanni Desideri, archeologo e direttore scientifico dei musei civici di San Miniato, Fucecchio e Castelfranco di Sotto - Galleno, la “Grasse Geline” citata da Filippo Augusto di Francia di ritorno dalla terza crociata (1191), costituiva la tappa intermedia tra Altopascio e l’Arno nero.

Qui nel secolo XI è documentata una curtis dei conti Cadolingi che, all’estinguersi della famiglia, sarà contesa dal vescovo di Lucca e dall’ospedale d’Altopascio allo scopo di attestarsi lungo un importante itinerario. Almeno dal 1418, il confine tra i comuni di Castelfranco e Fucecchio corre lungo i resti del fossato del castello di Galleno e un ampio tratto di strada selciata tardomedievale, ricostruzione di una strada più antica in ghiaia, identificata in profondità e corrispondente al percorso effettuato dal sovrano francese».

Panorama di San Miniato - Foto di F. Magonio

Gli scavi di San Genesio

Arrivati a Fucecchio, dove in maggio verrà inaugurata una mostra dedicata al pittore toscano Arturo Checchi (1898-1951), merita una sosta il Museo civico che si trova in Palazzo Corsini, dove è da segnalare il riccio di pastorale in avorio della fine del XII secolo, tradizionalmente attribuito all’abate San Pietro Igneo.

Proseguendo, poi, in questo itinerario che nei secoli è stato attraversato da così tanti pellegrini e viandanti, s’incontra l’area archeologica di San Genesio. «Il sito di San Genesio – continua il dottor Vanni Desideri - rappresenta a oggi uno dei contesti archeologici più interessanti in area toscana per lo studio delle grandi pievi e dei borghi nati nel corso dell’alto medioevo lungo la via Francigena.

La pieve, costruita nella seconda metà del VII secolo in un’area già frequentata in età etrusca, romana e longobarda, fu ingrandita nell’XI secolo e dotata di una cripta e di un chiostro. I numerosi reperti ceramici e le centinaia di monete raccolte nel corso degli scavi ed esposti nel museo, mostrano come la pieve fosse collegata a una rete che univa San Genesio all’Europa e al Mediterraneo fino a quando, nel 1248, il borgo fu distrutto dagli abitanti del vicino castello di San Miniato».

Il lancio degli aquiloni

In questa zona si svolgono interessanti esperimenti per le famiglie: il 7 aprile, presso il parco archeologico La Rocca a Santa Maria a Monte, tecniche e strumenti per la caccia nella preistoria; il 10 aprile nel giardino del museo civico di Montopoli, le antiche tecniche per la fusione dei metalli e la creazione di fibule etrusche; il 19 aprile, al Museo diocesano di San Miniato, decorazione di laterizi incisa e a stampo; il 9 maggio, nel palazzo comunale di Castelfranco di Sotto, si sperimentano i giochi più diffusi nell’antichità (www.valdarnomusei.it).

L'intervistato Andrea Vanni Desideri archeologo e direttore scientifico dei musei civici di San Miniato, Fucecchio e Castelfranco di Sotto

E sempre a proposito di giochi, a San Miniato, la prima domenica dopo Pasqua (quest’anno il 12 aprile) è dedicata al lancio degli aquiloni. La festa nasce nel 1968. Sul prato antistante la torre di Federico II, sin dal mattino si levano in volo decine di aquiloni, con i maestri di San Miniato che portano in cielo gli aquiloni costruiti secondo la vecchia tradizione toscana: canne di fiume essiccate all’aria aperta, spago naturale, colla fatta con acqua e farina, carta oleata o velina.

In questa occasione i genitori si cimentano nel costruire a mano gli aquiloni ai propri figli, seguendo a loro volta i consigli dei nonni. Lo stesso giorno si svolge anche la Mostra mercato dei fiori in piazza del Seminario (www.sanminiatopromozione.it/festa-degli-aquiloni).

E se ci si trova a San Miniato, fra l’altro una delle mete privilegiate per gli amanti del tartufo, vale la pena ammirare un contesto di maioliche tunisine originali del XII – XIII secolo, circa 35 esemplari, custodite all’interno del Museo diocesano (quelle sulla facciata del Duomo sono delle copie), a testimonianza del traffico commerciale che nell’età della Francigena faceva tappa  a Pisa per poi essere smistato all’interno attraverso l’Arno, un nodo est-ovest e nord-sud.

La via Francigena - L’itinerario di Unicoop Firenze: seconda tappa. Dalla trasmissione Informacoop – 2.02.15 – durata 3’ 15’’