Un dolce antico, nato per errore nel convento di Lamporecchio

Scritto da Laura D'Ettole |    Febbraio 2013    |    Pag. 15

Giornalista. Specializzata in argomenti di carattere socioeconomico, dal 1997 al 2015 ha collaborato anche con l'ufficio stampa di Unicoop Firenze. Ha lavorato per il settimanale economico ToscanAffari, Il Sole 24Ore Centro Nord e il Corriere Fiorentino.
La sua carriera come giornalista è iniziata nell'89 sulle pagine del Sole 24 Ore, ed ha al suo attivo numerose collaborazioni con quotidiani ed emittenti televisive, per le quali ha realizzato trasmissioni di carattere divulgativo legate ai Centri per l'impiego, su temi come la formazione e l'orientamento professionale.
Laureata in filosofia, ha un lungo percorso come ricercatrice nel campo della sociologia applicata, che l'ha portata nel '92 a collaborare per quattro anni al progetto Unicef "Il bambino urbano".

Si narra che suor Maria del convento di Santa Brigida di Lamporecchio si sia molto adombrata quando, preparando le ostie come di consueto, il risultato fu una sfoglia sottile sì, ma dai bordi "volanti". Da questo errore delle monache brigidine nacque per assonanza il... "brigidino" appunto, divenuto in seguito "dolce" a tutti gli effetti.

L'errore di Maria sarà leggenda o realtà, ma sta di fatto che il brigidino ha un'origine molto antica che risale addirittura al XVII-XVIII secolo. Le monache di Santa Brigida avevano il compito di produrre le ostie per le numerose parrocchie della zona.

Le facevano artigianalmente, con l'uso di piastre circolari al cui centro veniva messo il semplice impasto. Un po' come usa ancora oggi per i necci. Naturalmente l'impasto per le ostie era quanto di più semplice si potesse immaginare: modificando gli ingredienti, ma utilizzando lo stesso metodo di cottura, le monache inventarono (per caso o per volontà) un nuovo "biscotto" che divenne subito famoso e richiesto nella zona.

Oggi i brigidini sono diffusi in tutta la Toscana, di solito nelle sagre o feste paesane. Più difficile trovarli nei supermercati: «Fino a circa un anno fa eravamo presenti solo in particolari occasioni e in zone limitrofe a Lamporecchio, ma poi la richiesta di questo prodotto si è molto ampliata», racconta Claudio Monti, titolare della Rinati, l'azienda dolciaria che opera a Lamporecchio appunto.

Una delle poche al mondo, quattro per la precisione e tutte dell'area pistoiese, che producono e commercializzano il brigidino. Una piccola parte della produzione Rinati viene esportata anche in Europa, Stati Uniti e Australia.

La loro ricetta è sempre quella tradizionale. Gli ingredienti sono farina, zucchero, uova e anice. Il brigidino ha un sapore intenso di uova con una punta aromatica di anice. La forma della cialda sottile e friabile è irregolare.

I brigidini infatti escono dalle macchine che li pressano ancora caldi e a seconda di come cadono nel recipiente sottostante hanno una forma diversa: a disco rotondo, arrotolata, con le "ali"... Il colore è un giallo pieno, scuro, segno della presenza di molte uova nell'impasto.

Stuzzichino, trastullo nelle occasioni d'incontro, da passeggio oppure biscotto da fine pasto: per il brigidino non c'è una regola ferrea. «È un dolce da "meditazione", da mangiare mentre si fanno due chiacchiere». Il consumo classico sarebbe senza accompagnamento alcuno, ma si può mangiare con panna, gelato o vino dolce.

Quella di Rinati - 10 addetti, oltre un secolo di attività - è una produzione artigianale «nel senso che implica una buona parte di manualità». La loro storia del resto viene da lontano e si snoda attraverso oltre un secolo di vita.

L'attività viene fondata dai nonni di Claudio, Ippolito e Maria, che a fine ‘800 iniziano a produrre brigidini con una "tenaglia" per cuocere la pasta, un "corbello" di legno foderato di carta gialla come contenitore e, infine, un somarello e un "barroccio" come mezzo di trasporto.

Nel '29 i genitori di Claudio, Fortunato e Lola, con una bicicletta e un capitale di 24 lire ricevuto come regalo di nozze si "buttano" a capofitto nell'impresa di produrre brigidini.

Negli anni '50 entra Claudio, e il brigidino varcherà i confini di Lamporecchio e della Toscana per essere sgranocchiato anche in altre parti del mondo.

(Foto di A. Fantauzzo)


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