La conoscenza di una lingua straniera fornisce una marcia in più ai bambini. Importante l’acquisizione fin da piccolissimi.

Scritto da Rossana De Caro |    Giugno 2013    |    Pag. 38

Laureata in Lettere all'Ateneo fiorentino, ha lavorato per molti anni come giornalista in emittenti televisive e radio locali, realizzando programmi di costume e società. Ha collaborato inoltre con La Nazione per la cronaca di Firenze e gli spettacoli. 

Dal 1998 scrive articoli per l'Informatore. Si occupa anche di uffici stampa per la promozione di eventi a Firenze e in Toscana.

Ha pubblicato il libro 'Ardengo Soffici critico d'arte'. 

Dal 2009 al 2015, sempre come collaborazione esterna, è stata coordinatrice redazionale dell'Informatore.

«I bambini che conoscono più di una lingua sono aperti e malleabili, con una capacità maggiore nel gestire le situazioni che gli si presentano, insomma hanno una marcia in più». Lo afferma Chiara Ferronato, insegnante di inglese per la scuola primaria a Ravenna, con un’esperienza trentennale alle spalle, formatrice di insegnanti e segretaria nazionale del Lend, (Lingua e nuova didattica, un’associazione culturale onlus, alla quale aderiscono insegnanti con lo scopo di rinnovare l’insegnamento nella scuola attraverso nuove proposte didattiche che fanno riferimento anche a progetti comunitari europei) sostenitrice tout court di un’educazione plurilingue per i bambini, futuri cittadini europei.

Quando si può iniziare ad insegnare ai bambini una lingua straniera?

«Prestissimo - risponde l’esperta - già al nido. A tal proposito a Ravenna stiamo facendo una sperimentazione e le reazioni sono fantastiche: per esempio, i piccoli chiedono le merendine in inglese senza neppure rendersene conto. L’apprendimento precoce favorisce inoltre l’apertura alle altre lingue e culture».

Quindi chi prima comincia meglio impara?

«È dimostrato scientificamente che l’età migliore per l’apprendimento è da 0 a sei anni, grazie al “fattore crescita nervoso” (scoperto da Rita Levi Montalcini): è in quel periodo infatti che questa proteina crea dei reticoli, dei circuiti neuronali specializzati nell’apprendimento delle lingue che, se stimolati continuano ad esserci anche dopo, altrimenti scompaiono».

Perché è importante per un bambino sapere un’altra lingua oltre a quella materna?

«Prendiamo come esempio il bambino bilingue, il quale tarda in genere a parlare, perché deve creare reticoli neuronali a sufficienza per imparare due lingue che si incrociano. Questi bambini però hanno una facilità estrema a imparare anche una terza e quarta lingua.

Inoltre alcuni studi sostengono che i soggetti bilingui sono più capaci e competenti a gestire i problemi, perché possiedono un bagaglio mentale più ampio, sono in grado di pensare con maggiore creatività e flessibilità, hanno in tasca più soluzioni e strade da percorrere, come, per fare un esempio, le persone che viaggiano spesso e sono abituate a far fronte a tante situazioni diverse».

Bambini a più lingue chiara ferronato profiloQual è il metodo più corretto per insegnare una lingua straniera a un bambino?

«Il bambino ha un approccio spontaneo alla lingua: è disinibito, imita e si diverte,  impara la grammatica intuitivamente.

Purtroppo in Italia si utilizza una metodologia sbagliata: c’è la convinzione che la lingua si insegni a partire dalla grammatica. Invece è importante fornire un approccio comunicativo e di necessità all’apprendimento: imparo perché voglio comunicare qualcosa.

Non si deve intendere l’insegnamento puramente come disciplina. E non importa quale lingua è insegnata; oggi si insiste molto sull’inglese, ma in realtà può essere una qualunque, l’importante  è “quanta” lingua e come viene acquisita».

Qual è il momento giusto per mandare i figli all’estero e dove?

«Si possono portareanche da piccoli, con la famiglia. Molto dipende dalle situazioni. Credo che sia inutile e controproducente spedirli da soli a sette anni allo sbaraglio in un college dove magari si sentono spaesati. Meglio trovare delle formule più tranquille, dove non ci sono la responsabilità del viaggio e il problema della lontananza.

Ad esempio nei campi estivi in loco con settimane intensive organizzate da associazioni e scuole, insieme a insegnanti madrelingua. Questa soluzione non crea ansia ai bambini e alle famiglie e consente di imparare una lingua in modo giocoso. Per mandarli da soli all’estero si può aspettare che siano più grandi, verso gli undici/dodici anni».

Info:

Nella foto l’intervistata: dott.ssa Chiara Ferronato, insegnante di inglese e formatrice, segretaria nazionale Lend

In Toscana
L’inglese? Si impara in Toscana, in città o fra gli olivi. Ad esempio, nei mesi di giugno e luglio, la scuola fiorentina Canadian Island propone centri estivi in inglese, giornalieri e con pernottamento, con insegnanti qualificati, per bambini e ragazzi dai 3 ai 14 anni.

L’apprendimento sarà facile e divertente, grazie a un programma ricco di attività: laboratori, sport, giochi. Da 3 a 6 anni i bambini saranno ospitati presso la struttura di Firenze, in via Gioberti. Da 7 a 14 anni, presso delle strutture situate nel verde delle colline toscane, per imparare l’inglese in tutto relax, a contatto con la natura.Info:


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