Infaticabili impollinatrici, possono affiancare le api mellifere per le coltivazioni agricole

Scritto da Silvia Amodio |    Febbraio 2016    |    Pag. 43

Giornalista e fotografa Milanese, laureata in filosofia con una tesi svolta alle isole Hawaii sulle competenze linguistiche dei delfini. Ha collaborato come giornalista free-lance con settimanali e mensili (Famiglia Cristiana, Airone, D la Repubblica delle Donne, l'Espresso, Mondo Sommerso, New Age), scrivendo sempre di animali e accompagnando gli articoli con le sue foto. Ha lavorato anche all'enciclopedia sul gatto della De Agostini. Negli ultimi tempi la fotografia d'autore è divenuta la sua occupazione principale.

Marino Quaranta accanto a un rifugio per api selvatiche - Foto S. Amodio

Ambiente

Ci siamo occupati diverse volte delle api perché hanno un ruolo importante per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Marino Quaranta, ricercatore presso il Crea-Abp di Firenze (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), sottolinea che «le api sono protagoniste da sempre, in due settori strategici: la sicurezza degli approvvigionamenti alimentari e il mantenimento della biodiversità».

Proprio a febbraio alcune specie selvatiche si svegliano dal sonno invernale e riprendono il loro instancabile lavoro. Prosegue il ricercatore: «le api permettono alle piante di riprodursi, trasportando i granuli di polline dalle parti maschili dei fiori a quelle femminili, dove finalmente raggiungono l’ovario, dando luogo alla fecondazione e quindi alla formazione di frutti e semi. Quando parliamo di api pensiamo solo all’ape mellifera, quella del dolce alimento, ma per gli entomologi, i naturalisti e gli ecologi, l’interesse si estende a oltre 19.000 specie di Imenotteri apoidei censite finora nel mondo, senza contare le migliaia che devono ancora essere scoperte. Solo poche specie sono capaci di produrre miele e vivono in società o colonie. Nelle altre specie, invece, è una femmina singola che, dopo la fecondazione, costruisce un nido per deporre poche decine di uova. Queste sono chiamate api solitarie, oppure api selvatiche, per distinguerle da quella mellifera allevata dall’uomo. Le api selvatiche, che non producono miele, vivono solo una stagione, non nidificano in grandi spazi vuoti, ma scavano sottili gallerie nel terreno oppure nei rametti secchi come quelli dei rovi o dei sambuchi, dal midollo tenero». 

«Anche le dimensioni sono molto variabili – specifica l’esperto – alcune sono solo poco più grandi di una zanzara, mentre le più grandi, come i bombi e le xylocope sono appariscenti e rumorose. Eppure, sebbene insignificanti ai nostri occhi, il loro infaticabile lavoro d’impollinazione garantisce l’esistenza di quasi l’intera massa vegetale del pianeta e, nei vari continenti, dal 50 all’80% della produzione agricola mondiale! È stato dopo le gravi morìe e gli spopolamenti di alveari che colpiscono gli allevamenti di api in tutto il mondo, che i ricercatori hanno iniziato a guardare con interesse agli impollinatori selvatici. È vero che l’ape mellifera assicura da sola l’80% del fabbisogno di impollinazione per l’agricoltura perché è allevata in tutti paesi, ma se scomparisse? Le altre specie sarebbero in grado di garantire lo stesso servizio? Nessuno sa rispondere a questo interrogativo, perché sappiamo ancora poco delle altre specie di apoidei, ma si è cominciato a fare due conti: il valore della produzione del miele è valutato poco meno di 1 miliardo di euro all’anno in Europa, mentre il valore di quei prodotti agricoli che dipendono direttamente dall’impollinazione si aggira intorno ai 22 miliardi di euro l’anno. In molti paesi europei si stanno diffondendo pratiche di protezione e diffusione delle api selvatiche anche da parte di amministrazioni comunali e comuni cittadini, che ospitano nei giardini pubblici e privati particolari nidi adatti per la riproduzione delle api selvatiche, detti bee hotel». 

«Il Ministero delle politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) attraverso la Rete rurale nazionale ha deciso di finanziare un nuovo programma di monitoraggio di questi insetti sfruttando il progetto “Beenet”, una rete di postazioni apistiche che da alcuni anni monitora lo “stato di salute” dell’ape mellifera. Sarà finanziata, fra l’altro, la Collezione nazionale di riferimento degli imenotteri apoidei localizzata proprio presso il nostro Crea-Abp di Firenze, per l’identificazione di tutte le specie italiane. Va sottolineato che queste api – conclude lo scienziato - pur provviste di pungiglione, sono totalmente innocue proprio perché non vivono in colonie e quindi non hanno comportamenti di difesa organizzati come quelli delle guardiane degli alveari. Al contrario, sentendosi minacciate, tendono a scappare». Evviva le api!

info: http://www.apiselvatiche.it; http://api.entecra.it