La storia
Amica delle scimmie
Scritto da Silvia Amodio il 26/08/2011
Simona, veterinaria, vive gran parte dell'anno nelle giungle per aiutare le scimmie

Quando le passioni sono autentiche e nascono nell'infanzia, hanno la forza di condizionarti l'esistenza e guidare le tue scelte.
Ecco che cosa è successo a Simona Papa: è diventata veterinaria, come aveva stabilito fin da bambina, e ha deciso di andare nella giungla ad aiutare le scimmie.
«Il primo incontro con i primati è accaduto molti anni fa in Costa Rica, presso un centro di recupero che ospitava fauna selvatica - ci racconta -, ed è proprio lì che mi sono innamorata anche delle foreste tropicali. Questo interesse è stato poi confermato nelle successive esperienze in altre parti del mondo. Così, quando nel 2004 mi si è presentata l'occasione di soggiornare per un periodo in Africa, in Camerun, presso un centro di recupero di scimpanzé non me la sono fatta sfuggire».
L'interesse di Simona è concentrato sulle scimmie antropomorfe, bonobo, scimpanzé, gorilla e oranghi, che appartengono alla stessa famiglia della specie umana. Ci spiega la veterinaria: «sono creature estremamente affascinanti, una scimmia antropomorfa non ti guarda e basta, ti restituisce lo sguardo. Qualche volta hai la sensazione che siano più loro ad osservare te, piuttosto che il contrario. Sembra che si rendano conto che le differenze tra un essere umano e loro siano minime e ti scrutano sempre con una certa curiosità».
In effetti uno scimpanzé condivide con l'uomo circa il 99% di Dna. Una distanza talmente irrilevante che i ricercatori dell'università di Detroit hanno addirittura proposto di rivedere la classificazione di Linneo e di accorpare l'uomo, lo scimpanzè e il bonobo nello stesso genere, Homo.
Nei santuari
I centri che offrono assistenza agli scimpanzé si chiamano santuari e ospitano animali che sono stati detenuti illegalmente, trovati in difficoltà, oppure portati spontaneamente. Simona ci spiega che «per catturare un piccolo di scimpanzé almeno 8-9 altri individui vengono uccisi, ovvero tutto il resto della famiglia. Nessuno scimpanzé abbandonerebbe mai un piccolo. Gli adulti sono venduti per la carne, che è considerata una prelibatezza, talvolta addirittura esportata in alcuni ristoranti europei dove è offerta a peso d'oro per soddisfare un palato stravagante. I piccoli sono destinati alla vendita come animali domestici, spesso incatenati o costretti a vivere in minuscole gabbie. I soggetti confiscati dalle forze dell'ordine, che vengono portati ai santuari, sono giovani orfani o adulti, in entrambi i casi fortemente traumatizzati».
Il personale del centro, spesso di origine locale, offre tutta l'assistenza e le cure necessarie e spesso deve insegnare, come si fa con i bambini, anche i comportamenti più semplici: arrampicarsi sugli alberi, farsi un nido per la notte, cercare da mangiare nelle foreste, interagire correttamente con i compagni e inserirsi in un nuovo gruppo.
«È un lavoro che richiede molto impegno, molta passione e svariate competenze che solo l'esperienza sul campo ti può far acquisire. Le mie mansioni sono più strettamente veterinarie - ci spiega la dottoressa -. Oltre ai controlli di routine, quando arrivano al centro, spesso sono malati, denutriti, presentano lesioni da arma da fuoco o di machete, o anche profonde ferite causate dalle catene cui sono stati a lungo imprigionati».
La deforestazione
La deforestazione è senza dubbio una delle principali cause del graduale declino della popolazione delle scimmie antropomorfe e, più in generale, di tutti gli animali che abitano le foreste.
«I motivi sono molti - chiarisce la studiosa - non si tratta semplicemente del fatto che vengono a mancare le aree in cui questi animali vivono. Per riuscire a trasportare il legname al di fuori della foreste, nuove strade e collegamenti vengono aperti ogni giorno. Queste aree, che in passato erano impenetrabili, diventano di facile accesso ai bracconieri e ai cacciatori. Le foreste assumono un aspetto a macchia di leopardo, vengono a mancare corridoi naturali che collegano un pezzo di foresta a un altro. Gli animali si trovano costretti a stiparsi in aree sempre più piccole e isolate. La limitatezza del territorio a disposizione, la scarsità di cibo e le loro esigenze sociali gli impongono di cercare nuovi territori. Ecco perché escono dalla foresta, avvicinandosi troppo ai villaggi umani e creando inevitabilmente conflitti seri. Inoltre, il contatto sempre più frequente con l'uomo e con gli animali domestici, favorisce il diffondersi di malattie infettive pericolose e spesso letali per le scimmie antropomorfe».
La deforestazione è uno dei problemi più gravi di cui dobbiamo prendere coscienza perché ha conseguenze drastiche su molte creature del pianeta, incluso l'uomo. Un noto spot di Greenpeace recita che "ogni due secondi viene cancellata un'area grande quanto un campo da calcio, 24 ore su 24, 7 giorni su 7". Ecco perché una scelta consapevole degli acquisti che hanno come base l'uso del legname, rappresenta un contributo molto importante.
L'istinto è di base
Simona Papa ha un aspetto delicato, ma un temperamento tutt'altro che fragile: stare mesi nella foreste del Camerun, della Guinea e della Sierra Leone non è da tutti. Eppure racconta che non si è mai sentita particolarmente in pericolo, ad esclusione di episodi brevi e veramente isolati. «Lavorare a contatto con animali molto territoriali e di grosse dimensioni - ci spiega - e vivere in zone spesso isolate, il più delle volte senza corrente elettrica, senza possibilità di contatto con il mondo esterno, dove il primo ospedale si trova magari a 15 ore di distanza, comporta certi rischi, ma come recita il protagonista del film Instinct, che vive a stretto contatto con i gorilla: "lì, nel cuore di quelle foreste, lontano da tutto quello che conosci, da tutto quello che ti è stato insegnato, dalla scuola o dai libri, trovi la pace, l'affinità, l'armonia, finanche la sicurezza. C'è più pericolo in un giorno in qualunque città del mondo di quanta ne troverai mai in quelle foreste...".
Fotografie di Silvia Amodio
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