Febbre, mal di gola e di orecchi, prevenzione e cura. Le nuove tecniche di indagine

Scritto da Alma Valente |    Settembre 2015    |    Pag.

Giornalista Nata a Roma.

Dopo la laurea in Filosofia ha insegnato per due anni. Successivamente ha lavorato presso l'Ufficio Stampa della Presidenza dei Gruppi Parlamentari della Camera dei Deputati, collaborando in particolare con Giorgio Napolitano.

Trasferitasi a Firenze, ha iniziato a scrivere l'Informatore, con articoli inerenti la di medicina.

Dal '97 ha cominciato a fare televisione: prima come inviata per la trasmissione Informacoop e poi curando una rubrica dedicata alla salute all'interno di Liberetà (trasmissione dello Spi-CGIL).

Disegno di L. Contemori

Tonsille e adenoidi

Quante volte i bambini dicono: “mamma, mi fa male la gola” oppure “mamma sento male agli orecchi”. O anche i genitori si accorgono che respirano a bocca aperta o hanno la febbre. Molto spesso sono coinvolte le tonsille o le adenoidi, un sistema immunitario naturale, che protegge l’organismo dalle infezioni, costituito da un insieme di organi, appartenenti al sistema linfatico, deputati al riconoscimento degli agenti infettanti per la loro precoce eliminazione.

«Le tonsille, quelle palatine, linguali e rinofaringea, meglio conosciuta come adenoide, fanno parte di un anello linfatico delle alte vie respiratorie il cui compito è quello di esercitare l’azione difensiva immunitaria già menzionata», spiega Nicola Pierossi, dottore responsabile del servizio di Otorinolaringoiatria pediatrica dell’Azienda universitario-ospedaliera Meyer di Firenze. «Semplificando è come se eseguissero un’analisi e una classificazione dei germi che arrivano a contatto con le vie aereo-digestive superiori, costituendo una memoria immunologica».

È comunemente diffuso il convincimento che le infezioni ricorrenti delle tonsille palatine possa provocare gravi danni all’organismo come per esempio al cuore e alle articolazioni.

Oggi la precoce e adeguata terapia delle tonsilliti ha ridotto l'incidenza di tali rischi?

«La febbre reumatica è una complicanza di una tonsillite da un particolare batterio chiamato streptococco beta emolitico gruppo A. In alcuni soggetti il sistema immunitario attacca non solo il batterio, ma anche alcuni tessuti del nostro organismo, in particolare le articolazioni e il cuore, determinando in tali soggetti un’artrite transitoria e/o endocardite, rappresentata da una lesione permanente di una valvola cardiaca. L’incidenza si è notevolmente ridotta con l’avvento degli antibiotici. Attualmente l’età in cui avviene con maggiore frequenza è quella compresa fra i 5 e i 15 anni, con un picco di massima incidenza a 8 anni. In Italia l'incidenza è di un caso ogni 100.000 abitanti, senza prevalenza fra maschi e femmine; è molto bassa rispetto agli altri popoli specialmente se con condizioni igienico-sanitarie carenti. Questa malattia non è ereditaria né contagiosa, la tonsillite streptococcica che la può determinare ha, invece, carattere infettivo-diffusivo».

Un tempo l’asportazione delle adenoidi era eseguita molto comunemente, mentre oggi pare ci sia una riduzione della tendenza a eseguire tale intervento. Perché?

«Si eseguono meno interventi perché la diagnosi è molto più raffinata, distinguendo le forme da streptococco da quelle virali, dalle forme non virali e non batteriche, ma ricorrenti e infine dalle ipertrofie tonsillari. In alcune di queste patologie non è sempre necessario l’intervento, ma spesso con adeguate cure si può risolvere il problema; in altri casi, come ad esempio le forme ipertrofiche, sono trattabili con interventi più conservativi».

Quali sono le cause che portano alla ipertrofia delle adenoidi?

«I fenomeni infettivi ripetuti e una predisposizione individuale del soggetto portano a un aumento del loro volume che prende appunto questo nome. Ogni fattore che rende frequenti episodi infettivi come ad esempio la presenza in comunità numerose di bambini, ove l’incidenza delle malattie respiratorie è elevata, favorisce lo sviluppo di forme ipertrofiche. Anche fenomeni ambientali irritativi, per esempio il fumo di sigaretta nella stanza dove il bambino abitualmente dimora, favoriscono gli episodi infettivi e quindi l’accrescimento del tessuto linfatico».

Quali sono i sintomi che manifestano?

«Vi sono alcuni segni che devono indurre il genitore a far controllare, con un esame fibroscopico, l’ostruzione respiratoria. Questi segni sono costituiti da frequenti risvegli notturni, sonno agitato (il bambino si muove molto nel letto durante la notte), sudorazione profusa nelle fasi di addormentamento, lungo le spalle e dietro la nuca, digrignamento dei denti, urinare a letto durante la notte».

Esiste una terapia medica?

«Le terapie mediche sono rivolte a ridurre il numero degli episodi infettivi, sia con prevenzione sia con terapie antibiotiche o cortisoniche, da praticare nei casi di effettiva necessità. È scelta del medico curante il tipo di antibiotico e la modalità di somministrazione (locale o sistemica). Riducendo gli episodi infettivi, si può favorire la riduzione del volume del tessuto linfatico».

A che età possono essere tolte le adenoidi?

«Non vi è un’età precisa per eseguire l’intervento chirurgico, ma tutto è legato alla sintomatologia e alla gravità clinica. Se possibile l’intervento va eseguito dopo i quattro anni, ma si fa eccezione in caso di presenza di apnee notturne che determinino una scarsa ossigenazione del sangue durante il sonno. Per accertare tale evenienza sono consigliabili misurazioni notturne del livello di ossigeno nel sangue. Altri fattori che possono indurre a eseguire interventi precocemente sono le deformazioni scheletriche del palato e la sofferenza dell’orecchio medio con perdita uditiva».

Vi sono probabilità che avvenga una recidiva, specie se operate prematuramente? «Le probabilità di recidiva sono legate alla precocità dell’intervento (al di sotto dei tre anni di età), oppure a una predisposizione individuale a sviluppare tessuto linfatico».

Le tecniche di indagine e di intervento in fibroscopia si sono molto diffuse. Come hanno cambiato le modalità di intervento su tonsille e adenoidi?

«L’endoscopia ha mutato sostanzialmente l’accuratezza diagnostica e conseguentemente le indicazioni chirurgiche, in quanto ci dà modo di localizzare con precisione i volumi e lo stato infiammatorio di questi organi e identificare la reale causa del disturbo».

Queste tecniche sono meno invasive e probabilmente provocano meno dolore e complicanze, fatto molto importante, specie nei bambini: «le tecniche sono cambiate in quanto mirano a effettuare interventi più conservativi e meno rischiosi, in particolare per quelli alle tonsille. Le tecniche chirurgiche scelte tengono in estrema considerazione la riduzione del dolore e del rischio di sanguinamento. Chiedono in cambio un’attenta selezione dei pazienti da sottoporre a intervento chirurgico della scelta tecnica più adatta a quel tipo di patologia e, per alcune tecniche, un’estrema esperienza e conoscenza pratica degli strumenti che vengono usati».

L’intervistato: dottor Nicola Pierossi, responsabile servizio di Otorinolaringoiatria pediatrica dell’Azienda universitario-ospedaliera Meyer di Firenze

E’ sempre il caso di intervenire? Da Rai uno – Uno Mattina – 29.01.15 - durata 8’ 09’’