Per la sicurezza delle carni

Scritto da Antonio Comerci |    Giugno 2018    |    Pag. 22

Da molti anni nell'Unicoop Firenze, si è occupato di varie tematiche, soprattutto dal punto di vista consumerista e storico.

Autore alla fine degli anni ’80 di alcune pubblicazioni: Guida alla spesa - per spendere meglio e sapere cosa si compra (1989); Ecologia domestica - suggerimenti per rispettare l'ambiente (1989); Vivere la sicurezza - i pericoli dell'ambiente domestico; Frutti esotici – Piccola guida per conoscerli, riconoscerli e apprezzarli (1987); A come agrumi (1987).

Nel 1982 ha organizzato le Giornate dei giovani consumatori, a Firenze, che hanno visto la partecipazione di oltre 12 mila studenti e sono state la prima esperienza in grande stile della Coop nel mondo della scuola e dell'educazione ai consumi.

Dirige dal 1981 l'Informatore, mensile inviato ai soci dell'Unicoop Firenze, con una tiratura di oltre 600 mila copie. Dal '92 è responsabile della comunicazione istituzionale dell'Unicoop Firenze.

Nel 2004 esce “All’origine dell’oggi – Cronaca degli ultimi 40 anni della cooperativa”, una cronologia dei più significativi eventi che hanno caratterizzato l’Unicoop Firenze e la cooperazione di consumo dal 1960 in poi. Stampato in proprio dall’Unicoop Firenze, la ricerca, le immagini e i testi della pubblicazione sono di Comerci.

Nel 2007 ha pubblicato per "I tipi" della Mauro Pagliai Editore, il libro "sComunicati - Viaggio fra i mezzi e i messaggi della società che comunica", con la prefazione del prof. Carlo Sorrentino, docente dell'Università di Firenze.

Per i cinquanta anni dalla registrazione della testata, nel 2013 esce “Quelli che... informano – Storia e considerazioni sul giornale dell’Unicoop Firenze” pubblicato dall’Unicoop Firenze e diffuso in migliaia di copie. Nella pubblicazione s’intreccia la biografia dell’autore, la comunicazione e la storia dell’Unicoop Firenze.

Nel 2018 Comerci va in pensione e pubblica un’edizione aggiornata de “All’origine dell’oggi”. È incaricato dalla cooperativa della responsabilità dell’Archivio storico dell’Unicoop Firenze.

inaugurazione coopfi rignano sull'arno dopo ristrutturazione

Foto A. Fantauzzo

Le lettere dei soci

A mani nude

Nel reparto macelleria ho notato che non vengono usati dei guanti nella elaborazione del cibo, né alla macelleria, né nelle zone retrostanti. Addirittura un prodotto molto delicato, come il macinato, viene porzionato a mani nude, con le quali si toccano le casse, le porte e addirittura i sacchetti di spazzatura. In più ho notato che varie confezioni di plastica, con carne fresca al suo interno, vengono posate una sopra l’altra cosicché la confezione tocca direttamente la carne della confezione di sotto. Questa situazione sicuramente non rispetta il regolamento comunale di igiene e di sanità pubblica.

P. P. - mail

Abbiamo scelto, nel pieno rispetto delle norme igieniche e sanitarie, di non utilizzare i guanti monouso proprio perché il loro utilizzo può fornire agli addetti una falsa sicurezza di igiene nella manipolazione dei cibi, dato che con i guanti si possono toccare le stesse cose non igieniche che con le mani. Però raccomandiamo di lavare le mani molto spesso e prima di toccare il cibo, e l'utilizzo degli strumenti adatti: pinze, utensili, posate... L'uso dei guanti diviene necessario per coprire ferite, cerotti ecc. In ogni caso, se si indossano, devono essere cambiati con frequenza altissima. È dunque attraverso un puntuale addestramento degli operatori di reparto che ci impegniamo costantemente a garantire massima qualità e sicurezza ai nostri soci e clienti. (a cura dell’Ufficio qualità)

Giornale virtuale

Oggi mi è stato consegnato in negozio una copia della rivista “Informatore”, però mi sono chiesto come mai, in tema di attenzione alla produzione/smaltimento dei rifiuti dove Unicoop Firenze risulta essere molto impegnata, non avete ancora pensato a distribuire la rivista sotto forma di posta elettronica. In fondo la maggior parte delle persone ormai ha un indirizzo email, tranne poche eccezioni (persone anziane ad esempio). Ogni rivista pesa 100 grammi, che moltiplicato per 600.000 copie porterebbe a 60 tonnellate di carta in meno da smaltire.

A. O. - Calenzano (FI)

Chiunque può decidere di riceverlo solo online comunicandocelo e registrandosi alla newsletter. Abbiamo deciso di averlo anche nella versione cartacea perché da più indagini fatte, anche ultimamente, è risultata la più gradita dai nostri soci. Inoltre utilizziamo carta Fsc, cioè proveniente da foreste controllate e gestite in modo ecologico. -

Ritornano i piatti

Nel luglio dello scorso anno, avete stampato un cartello nel quale interrompevate la collezione di piatti Brandani per riprenderla nel febbraio 2018. Vorrei sapere come mai non avete riproposto a febbraio la collezione dei piatti Brandani, per consentire a tutti i soci e clienti il completamento dei servizi.

M. S. - Firenzuola (FI)

La promozione riprenderà a luglio. Abbiamo preferito ritardare di qualche mese per avere un buon numero di pezzi e poter far fronte alle aspettative dei soci.

Un cent di rabbia

Mi trovo bene con le casse automatiche, ma con l'entrata in vigore del pagamento dei sacchetti per ortaggi e frutta sfusi, mi trovo a pagare il prezzo del sacchetto su tutti questi prodotti anche se non uso sacchetti, ad esempio per ananas e banane. Dovrei fermarmi, chiamare una assistente per lo storno del centesimo, intralciando il flusso dei clienti che come me possono avere fretta. Quindi continuo la mia spesa rimanendo fregato. Forse è meglio se aumentate di un cent il prezzo dei prodotti per non fare imbestialire il cliente. Biodegradabilità: dai primi giorni del gennaio 2018, ho messo a bagno in un catino con l'acqua un sacchetto biodegradabile, a tutt'oggi ai primi di marzo il sacchetto è integro. Sono già anziano, lo vedrò sciogliersi prima di morire?

L. G. - Scandicci

La legge prevede che sia fatto pagare il sacchetto e appaia sullo scontrino. Per anni abbiamo utilizzato questi sacchetti senza farli pagare al consumatore, e il costo finiva nelle spese generali. Essere biodegradabile non significa essere “solubile” in acqua, ma seguire una normale macerazione insieme ad altre sostanze organiche. Insomma, il sacchetto deve finire nei compostatori sia casalinghi che industriali, dove ci sono le condizioni giuste di temperatura e di ambiente.

“Troiai di plastichina”

Nel numero di aprile pubblicate la lettera di un socio di Pontassieve, “Buste solo di carta”, nella quale vi rimbecca sulla querelle delle buste di plastica biodegradabili per frutta e verdura e vi ricorda che non esiste prodotto più naturale e biodegradabile della carta. La risposta, ovviamente, è una delle vostre: "Non possiamo utilizzare buste di carta perché non si vede cosa c’è dentro e sono molto più costose: chi le paga?". Cari signori, nei vostri punti vendita per il pane e gli sfarinati che involucri usate? Non sono forse di carta con finestrina di plastica "per uso alimentare"? Cosa ci venite a raccontare? Che quelle buste costano di più di quegli obbrobri inutili in materiale viscido e inutilizzabile che spacciate come panacea di tutti i mali? Sapete benissimo che il governucolo che ha introdotto questo capolavoro per Decreto legge lo ha fatto per scopi non certo civili ed a favore dell'ambiente. Infine, la comica finale: alla pagina 35 ci si imbatte nel «Trasformiamo il tuo centesimo in un mare più pulito»: classico delle culture occidentali ipocrite! «Sappiamo di inquinare pesantemente, e sai allora cosa facciamo? Usiamo parte dei soldi che ci dai per ripulire...». Avete visto che tutto fila? Chi le paga, le buste? Visto che paghiamo i "troiai" di plastichina prodotti dagli "amici", possiamo pagare anche quelle di carta oppure miste prodotte da altri.

A. B. - Campi Bisenzio

Siamo grandi sostenitori della carta: abbiamo sostituito milioni di vassoi in polistirolo nel reparto ortofrutta con quelli in cartoncino, nei banchi serviti usiamo buste in carta… non li possiamo usare per frutta e verdura a libero servizio perché non si può controllare se è stato battuto il prezzo giusto. Il socio di Pontassieve era arrabbiatissimo di dover pagare un cent per la bustina e si sarebbe rivolto solo a chi gli vende la frutta e verdura in buste di carta. La nostra risposta voleva evidenziare che avrebbe pagato più del cent che si richiede per le bustine in “plastichina viscida”, perché la carta costa più del MaterBi tutto finisce nelle spese generali del fruttivendolo, pagate dal consumatore. Ci sono funzioni che la carta non riesce a soddisfare ed è necessario usare la plastica trasparente. Secondo noi è meglio la bio-plastica che si ottiene dagli scarti vegetali dell’agroindustria italiana, invece che dal petrolio che viene dall’estero. Ha fatto bene il governo a imporre la sostituzione della plastica dal petrolio con quella che si decompone nell’ambiente e non resta per secoli a inquinare mare, boschi e campagne. E facendo pagare le bustine si è anche ridotto notevolmente il consumo: le persone ci stanno più attente e si vendono meno buste di plastica e bio-plastica. 

Vegani e no

Ho letto il “reclamo” della socia vegana che non ha fruito del pacco soci salato, a causa della composizione dei vari prodotti con derivati di origine animale. Sono un nonno e provengo da una famiglia di mezzadri chiantigiani che nella loro attività, oltre alla cura degli olivi e delle viti, aveva le vacche, che oltre a tirare l’aratro davano un vitello all’anno, le pecore e i maiali, per avere agnelli e latte per il formaggio e i maiali per gli insaccati. Così siamo andati avanti fino agli anni ‘60. Poi sono arrivate le nuove generazioni che con la pancia piena si son messe a fare disquisizioni filosofiche e morali… Quindi la socia, a mio avviso, è libera di mangiare quel che vuole, verdure, semi, frutta: ora si può perché c’è abbondanza. Ma le persone normali, esclusi pochi “illuminati”, saranno sempre soddisfatti se si gusteranno un piatto di tagliatelle al sugo e degli involtini coi carciofi o melanzana, così da contemplare carne e verdura.

R. B. - San Casciano Val di Pesa (FI)

Non tutto oro

In relazione all'articolo Dormire sulla Francigena dell’“Informatore Coop di aprile, mi duole far notare che non è tutto oro quello che luccica. Infatti sul percorso della Francigena nel comune di Siena, diversi sono gli obbrobri che da decenni incombono sul territorio. In particolare, in località Isola D'Arbia, una vecchia e abbandonata fabbrica di pomodori fa bella mostra di sé da tantissimo tempo, senza che nessuna amministrazione provveda alla sua rimozione, che rovina tutto quello che di buono ci sarebbe da vedere, visibile tra l'altro da chilometri di distanza. L'altro e forse più importante scempio, anche questo visibilissimo, è l'abbandono della Grancia di Cuna, di cui allego foto. Edificio storico di oltre mille anni fa, è lì abbandonato ed esposto agli sguardi, penso increduli, di stranieri che farebbero a gara per avere tale cosa nel loro Paese. Sarebbe, penso, opportuno mettere in evidenza queste cose che come tantissime altre non fanno certo bene al nostro disgraziato Paese governato sempre con l'ottica giusta per fargli del male e poco del bene.

M. B. - Monteroni d’Arbia (SI)

Il nostro non è un giornale di denuncia, ma di valorizzazione del territorio in cui viviamo. Quindi preferiamo segnalare le cose belle e promuovere la Via Francigena, che ne ha tanto bisogno e non ha nulla da invidiare ad altri percorsi molto più frequentati. Contribuire a questo sviluppo può aiutare le amministrazioni pubbliche e i cittadini che vi abitano intorno, per eliminare gli obbrobri di cui scrive il socio.

Poveri agnelli

Mai avrei immaginato che la Coop di cui sono socia da più di 30 anni esponesse in maniera medievale un banco pieno di teste di agnello decapitate con gli occhi sbarrati dal terrore a due euro a confezione. Mi chiedo come mai ancora sentite l'esigenza di esporre teste di animali che provocano orrore a chi, come me, ha piena consapevolezza che gli animali, tutti, sono esseri senzienti e che hanno una dignità da rispettare. Pensavo che i valori etici che tanto sbandierate fossero a 360 gradi... evidentemente mi sbagliavo. In nome del Dio Denaro ci si dimentica che non può esistere un Dio giusto e buono che possa volere questo abominio. A coloro che non vogliono rinunciare alla carne di agnello (bestiolina che viene fatta nascere appositamente per essere uccisa solo dopo tre settimane di vita), voglio dire che si informino prima di acquistare agnello e guardino uno dei tanti video sulla loro uccisione postati su You Tube.

R. M. - Firenze

Non entriamo nel merito delle opinioni sul consumo delle carni di agnello, vogliamo precisare che Unicoop Firenze si rifornisce da allevamenti certificati per il benessere animale, anche per la macellazione, dove parlare di benessere animale è contraddittorio. Il consumo di carne di agnello in primavera risponde al ciclo naturale dell’allevamento, che è un’attività economica importante per la nostra regione. Se offriamo carne d’agnello è perché la maggior parte dei consumatori ce la chiede senza sentirsi in colpa.