Il vocabolario del fiorentino; ricerche svolte in case, circoli e luoghi di ritrovo

Scritto da Francesco Giannoni |    Febbraio 2013    |    Pag. 40

Fiorentino da una vita, anche se con sangue maremmano e lombardo, laureato in lettere, è sposato con due figli. Si occupa di editoria dal 1991, prima come dipendente di una nota casa editrice della sua città, ora come fotografo e articolista free-lance. Collabora a riviste quali Informatore, Toscana Oggi, Calabria7, e a importanti case editrici.

M'è riuscito a bocca baciata; non sei capace neanche di levare il vin dai fiaschi; si è rotto un tubo: chiama il trombaio; se non stai fermo, ti do un nocchino. In corsivo, espressioni e termini che troviamo in Parole di Firenze, dal vocabolario del fiorentino contemporaneo, frutto di una ventennale fatica di cui si è fatta carico l'Accademia della Crusca, nume tutelare della lingua italiana.

Perché questa attenzione nei confronti del fiorentino? «Perché Firenze è luogo di osservazione particolare e privilegiato - spiega Nicoletta Maraschio, presidente della storica istituzione -.

Ma soprattutto perché il fiorentino è alla base dell'italiano»; dal ‘4-500 in poi il fiorentino è molto cambiato, si è distanziato dall'italiano codificato in grammatiche e vocabolari.

Quello che ha interessato i curatori di Parole di Firenze sono le trasformazioni del fiorentino da Manzoni a oggi.

Partiti dalle fonti ottocentesche sono arrivati alle testimonianze di "informatori-parlanti", individuati fra persone di una certa età, nate e vissute a Firenze. Queste, usando ancora ampiamente il fiorentino, hanno potuto giudicare l'attualità o la decadenza di certe parole o forme, tuttavia parte del patrimonio comune.

Un lavoro sul campo

Neri Binazzi, coordinatore del progetto, Maria Cristina Torchia, linguista e collaboratrice dell'Accademia, e Matilde Paoli, organizzatrice delle parole nella banca dati, aggiungono curiosità e informazioni davvero interessanti. «Siamo andati in case, circoli, centri anziani, luoghi di ritrovo. Bisognosi di tempi lunghi, abbiamo cercato di instaurare un clima disteso, divenuto a volte familiare».

Ai "parlanti" è stato sottoposto un questionario con espressioni e parole da analizzare (organizzate per "argomenti": il lavoro, la casa, il cibo ecc.), chiedendone la persistenza dell'uso e quindi la vitalità.

In caso di risposta affermativa, i parlanti esemplificavano quei termini, collocandoli in un'esperienza reale. Tutto ciò è nel libro. Ne emerge il fiorentino come «lingua "intera", perché copre qualsiasi bisogno comunicativo».

La complessa operazione non ha il fine di conservare a ogni costo tutte le parole, bensì «di fotografare lo stato attuale del fiorentino, documentando gli eventuali ultimi usi di alcune di esse».

In tre quartieri

Sono stati riconosciuti tre quartieri come rappresentativi della città: Santa Croce per il centro storico, San Frediano per l'Oltrarno e Rifredi.

San Frediano ha l'identità più forte, il sentimento di essere un mondo particolare, una sorta di isola dentro Firenze. Invece, Santa Croce, linguisticamente più ricco, si sente "la città". Rifredi, quartiere operaio, infine, vive un "senso di confine" rispetto ai due quartieri centrali, cercando di contrapporsi al vicino "contado".

Confrontando quartiere per quartiere le varie testimonianze su una stessa parola, a volte sono emerse differenze di significato. Certi termini appartengono a categorie ben precise di parlanti, trasversali ai quartieri. Altri, raramente, sono specifici di un quartiere: i "sanfredianini" non mangiano gli gnocchi, ma i batufoli.

Fiorentino e italiano

Un discorso a parte è il rapporto tra il fiorentino e l'italiano. L'idea che quello coincida con la lingua nazionale resiste tutt'oggi. Il cittadino di Firenze (e della Toscana) dice: "noi parliamo l'‘italiano', al massimo si parla male". Secondo lui, il fiorentino è un vernacolo, differenziandolo dai dialetti.

In realtà il fiorentino (come i vari tipi di toscano) è un dialetto; ha un rapporto particolare con la lingua nazionale, perché questa storicamente deriva dal fiorentino, per meriti artistici, eletto "lingua italiana" dai letterati del ‘500.

Da quell'epoca tutte le altre lingue parlate si chiamano "dialetti". Ma la vera scissione era avvenuta secoli prima, quando i dialetti si erano differenziati nelle diverse aree d'Italia, come sviluppi locali e autonomi del latino parlato.

I dialetti sono lingue "intere"; e anche «quella parte di fiorentino non consacrato dagli intellettuali, ha assunto caratteristiche specifiche, come dialetto».

Solo che per la vicinanza strutturale fra i "due fiorentini", quello parlato e quello colto, c'è un'ampia somiglianza fra il dialetto fiorentino e l'italiano. La riprova è nel fatto che difficilmente il fiorentino risulta totalmente incomprensibile a un non toscano.

Rendiamoci conto che parlare il dialetto fiorentino, non è "parlar male" l'italiano; è un'altra cosa rispetto all'italiano, è funzionale in certi contesti, in famiglia e con gli amici; e questo vale per tutti i dialetti.

Prezzo popolare

Parole di Firenze, curato da Teresa Poggi Salani, Neri Binazzi, Matilde Paoli e Maria Cristina Torchia, è un volume di 460 pagine dove sono state selezionate 900 voci. Il criterio di raccolta, sul campo e con esempi della lingua parlata, ne fanno un testo godibilissimo anche per i non addetti ai lavori.

Il contributo della Banca Etruria e della Banca Federico del Vecchio ha consentito il prezzo "popolare" di 25 euro. Con un chiaro obbiettivo, spiega Domenico de Martino, responsabile delle pubblicazioni dell'accademia: partire da studi di alto livello per arrivare a un pubblico il più largo possibile. Obbiettivo raggiunto: il libro ha successo.

Parole di Firenze è peraltro una tappa intermedia. Il progetto finale è la costituzione di una banca dati di 6-7000 lemmi, con tutte le voci comparse sia in fonti storiche sia nel parlato spontaneo, che ritroveremo anche in un volume cartaceo.

Parole di Firenze non significa che queste non siano anche di altre parti della Toscana; molte lo sono, per lo meno della Toscana centrale

Le voci già redatte e servite in parte come base dell'articolo, sono consultabili sul sito web www.vocabolariofiorentino.it

Nelle foto, partendo dall'alto:

  • Neri Binazzi (a sinistra), Maria Cristina torchia (al centro), Matilde Paoli (a destra)
  • Nicoletta Maraschino

(Foto di F. Giannoni)


Notizie correlate

La farina e la Crusca

L'accademia che studia come cambia e si trasforma l'italiano con i nuovi mezzi di comunicazione, la tecnologia, l'immigrazione.


I guardiani della lingua

Da quattro secoli separano il buono (la farina) dal cattivo (la crusca) dell'italiano. Intervista a Francesco Sabatini


Il maestro e l'italiano

Il grande scrittore americano dimorò a Settignano e a Castello. Il suo rapporto conflittuale con la nostra lingua...



Nel giardino del re

La vera storia di Villa La Petraia