Decennio per decennio un secolo di vita quotidiana: 1900-1910

Scritto da Pier Francesco Listri |    Gennaio 2005    |    Pag.

Giornalista e scrittore Caporedattore per oltre un ventennio del quotidiano "La Nazione", è stato collaboratore del "Ponte" e de "L'Espresso". Profondo conoscitore della storia fiorentina e toscana, alla quale ha dedicato numerosi volumi. Ha curato a lungo i problemi della scuola, redigendo manuali e fondando le riviste "Tuttoscuola" e "Palomar". Ha diretto a Firenze l'emittente televisiva Rete A, al suo attivo ha anche una collaborazione trentennale con la RAI.

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Quando si apre il secolo
non c'è più sui lungarni la Beppa, la fioraia che diceva anche ai signori attempati "Bel bambino, ecco un fiore"; ed è scomparsa anche la voce del Lachera, il venditore di pere cotte che i nonni dei fiorentini conoscevano bene.
Ma allarghiamo un momento l'orizzonte: ad apertura di Novecento in Italia è appena nata la FIAT, il socialismo avanza ed è uscita la "Rerum Novarum", prima enciclica sociale della Chiesa. Col secolo muoiono Freud, Nietzsche e il pittore toscano Telemaco Signorini.
Nelle case alte di Firenze è apparso da pochissimo qualche telefono; la luce elettrica nelle strade è ancora una novità; circolano a Firenze 48 automobili e 5800 biciclette.

Una tragedia apre il secolo e tocca la Toscana: l'anarchico Gaetano Bresci uccide re Umberto I. Bresci è un pratese, la città della lana si mette in lutto e chiede scusa a Casa Savoia.
Nella "Dominante" (così i toscani chiamano ancora Firenze) il 1900 è aperto da Gabriele D'Annunzio - da qualche tempo installatosi alla Villa Capponcina di Settignano fra cavalli, levrieri e l'amore della Duse - che inaugura in Orsanmichele le "Lecturae Dantis". Poi l'Immaginifico propone che Firenze riprenda l'antico nome di "Fiorenza": i fiorentini bocciano questa stravagante idea, mentre a Palazzo Vecchio prosegue la lista dei sindaci estratti dalla nobiltà: viene eletto il principe Tommaso Corsini che, però, durerà in carica appena 15 giorni. Solo nel 1907 si avrà, con la prima giunta di sinistra a Palazzo Vecchio, il primo sindaco non nobile, il demo-sociale Francesco Sangiorgi.

La cultura
Firenze è ancora una grande città della cultura: fiorisce il positivismo e il darwinismo, grazie a scienziati come Paolo Mantegazza (che fonda la prima cattedra e il primo museo di antropologia) e Michele Lessona, che propaga il verbo di Darwin.
Nasce l'Università Popolare "per diffondere l'istruzione degli adulti". In via Laura esercita un forte richiamo la scuola di recitazione Tommaso Salvini, guidata dall'attore Luigi Rasi: ospite frequente, fra la trepidazione degli allievi, la grande Eleonora Duse, che abita accanto a D'Annunzio a Settignano, nella villetta la Porziuncola; allievo trasgressivo il giovane Aldo Giurlani, che altri non è che il futuro scrittore Aldo Palazzeschi.
Firenze è città del teatro: verso la fine del primo decennio un inglese di talento (fra i tanti inglesi che risiedono in città), il regista Gordon Craig, aprirà anche lui un'importante scuola di teatro all'Arena Goldoni di Via Santa Maria e pubblicherà, oggi nei manuali di teatro, la celebre rivista "The Mask".
A Firenze, dove però non abita più, Edmondo De Amicis, già collaboratore del quotidiano "La Nazione", pubblica (1905) l'"Idioma gentile", un bel libro in difesa della lingua fiorentina parlata; intanto in Piazza D'Azeglio 25 (oggi c'è una targa) il romagnolo Pellegrino Artusi, impenitente scapolo ormai ottantenne, gode i solidi successi del suo celebre ricettario "La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene"; stende anche un diario in cui annota che i domestici gli rubano sulla spesa e che l'unico conforto sono i suoi gatti.

Scienza e tecnica
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Ma la città dell'umanesimo e della cultura in realtà tiene gli occhi ben aperti anche sulla scienza e sulla tecnologia. Grazie ai fratelli Alinari (ma ora a guidare la fortunata azienda fotografica è il nipote Vittorio) Firenze sta diventando la capitale della fotografia, e qui nascerà fra pochi anni la Società Fotografica Italiana (ai toscani non sfuggono le implicazioni sociali di questo nuovo strumento che favorisce la cattura dei lestofanti e consente utili conoscenze alle signorine in età da marito).
Si vuole che la prima automobile a circolare in Italia sia stata la dog-cart ordinata dal fiorentino e nobile Carlo Ginori, a Parigi, e giunta sui viali delle Cascine per la celebrata casa di produzione Panhard-Levassor. Tale Giuseppe Alberti, negoziante di macchine per cucire in via dei Pucci, apre in questa strada il primo salone di vendita per automobili, subito imitato da tale Ettore Magliati, concessionario della De Dion.
Ma Firenze non solo vende automobili, le costruisce. Mentre a Torino nasce la FIAT, qui vede la luce la Rondine, che nel 1902 produce una prima elegante automobile che vincerà la medaglia d'oro all'esposizione di Parigi. Un anno prima era nata anche la FTA (Fabbrica Toscana Automobili), che sforna l'ardita vetturetta Florentia, un esemplare della quale è acquistato dalla regina Margherita (oggi, 2005, la FIAT è ancora viva mentre la FTA fu liquidata nel 1910). Ormai l'automobile impazza: la Toscana inaugura le prime corse classiche, quelle del Mugello e quelle in salita della Consuma.

Arriva la bici
Pioniera dell'automobile, la Toscana lo è anche della bicicletta, avendo inaugurato nel già lontano 1870 la prima corsa ufficiale, la "Firenze-Pistoia", vinta da un americano. In Piazza degli Zuavi ha sede da tempo il Veloce Club Fiorentino.
Città della ragione e del metodo, Firenze inventa anche la "scienza della bicicletta". Il medico positivista Alessandro Roster pubblica in città la prima rivista sportiva italiana, il settimanale "Gazzetta sportiva", mentre nelle librerie, ad apertura di secolo, a firma del Roster, compare un volume di 300 pagine dal titolo "La pratica del velocipede e la tecnica dell'allenamento".
I fiorentini avvertono un anticipato profumo di femminismo oltreché una forte influenza anglobecera, allo sfrecciare delle tante signorine in bicicletta sui viali delle Cascine. Di loro ci resta testimonianza nelle splendide foto che scatta, mentre il Novecento fa il suo ingresso nella storia, il grande fotografo dilettante Nunes Vais, che a tempo perso, nella sala di posa degli Alinari di Via Nazionale (dove ancor oggi risiedono), fra vetrate, piante e tappeti, faceva i ritratti ai grandi personaggi che assai fitti convenivano a Firenze.

L'età dei Metello
Ma non tutto è oro, in Toscana, ad apertura di secolo: il diffuso ribollire della protesta popolare, a Prato, a Livorno e nella stessa Firenze, tocca il suo culmine - scarsità di lavoro, esiguità dei salari, cresciuto prezzo del pane - nella rivolta popolare che conduce nel 1902 a dichiarare lo stato d'assedio in città, mentre Livorno si solleva, sotto le bandiere socialiste. Fra i fiorentini edili in rivolta c'è anche il nonno dello scrittore Vasco Pratolini che, mezzo secolo dopo, scriverà su quei fatti il romanzo "Metello".

Un secolo breve
Sarà un lungo secolo breve, come lo hanno definito gli storici questo Novecento, anche per la Toscana, su cui si abbatteranno due guerre mondiali, una rivoluzione e una tragedia.
La rivoluzione sarà, a metà circa del secolo, la fine della mezzadria, sistema millenario che muterà radicalmente i modi della produzione, del paesaggio e anche dei costumi toscani.
La tragedia sarà l'alluvione del '66, dalla quale la Toscana si risolleverà ma non rinnovandosi abbastanza, sicché gli storici la chiameranno "una grande occasione perduta".

Bilanci
Quanto a un bilancio complessivo che riguarda la regione, nella colonna delle perdite va segnata la fine del primato del toscano come lingua nazionale, che passerà alla Roma del cinema e della TV.
Sulla colonna dei guadagni va invece scritto il costante e crescente richiamo che la Toscana esercita per arte, cucina e paesaggio sul turismo del mondo, tanto da farne la sua prima industria, con i vantaggi e i rischi che questo comporta.
Meno cambieranno nel secolo indole e carattere dei toscani: secchezza e realismo antiretorico, divertita vocazione alla beffa, sobrietà asciutta che spregia il soverchio e l'inutile, e quell'eccesso di individualismo critico che ha fatto scrivere al veneto Guido Piovene: «Qui qualunque cosa tu pensi, subito ti sembra sciocca».

Ma di questo diremo via via raccontando la vita quotidiana, decennio per decennio.