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La famiglia Campione

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Di e con Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini, Luca Zacchini.

La famiglia è larga, larghissima, è un campione di famiglie, è “La famiglia Campione”. Francesco Rotelli, Francesca Sarteanesi, Giulia Zacchini e Luca Zacchini, la compagnia toscana de Gli Omini, gettano lo sguardo su una famiglia come tante, in un corridoio come tanti, dove s’incontrano la moglie col marito e l’ex, i nonni con i nipoti, i figli con i genitori e i finti genitori. Rotelli, Sarteanesi e Zacchini interpretano le tre generazioni, così che ognuno sia nonno, genitore e figlio di se stesso e il ritratto dell’oggi, delle piccole province, della gente di valle, della famiglia reale, si astragga dalla quotidianità, rimanendo sospesa nel tempo.

“Come gruppo ci piace continuare un percorso di ricerca e aggiungere tasselli”, racconta Luca Zacchini, “decidere a priori di fare tre personaggi a testa è stata un’occasione di studio per accrescere le nostre capacità attoriali, ci ha consentito di approfondire i nostri punti di forza in scena, scovando anche caratteristiche più nascoste.”

I nonni aspettano di morire, i genitori sono troppi, i figli continuano a girare a vuoto. Ma uno di loro domani parte, abbandona il posto di combattimento, si stacca dal giro e ogni tanto anche la famiglia se lo ricorda. Un’altra, invece, la Bianca di Giulia Zacchini, ha scelto un viaggio diverso, si è chiusa in bagno e da una settimana non esce, non parla.

“Tutto sommato sono tranquilli perché comunque mangia”, interviene Luca Zacchini, “nessuno della famiglia riesce a capire il problema di Bianca né si chiede quale potrebbe essere. Ci piaceva consegnare una coppa a una famiglia di personaggi che non avesse niente di troppo positivo. Conducono la loro vita e se la rifanno con gli altri e non con se stessi se le cose non vanno bene.”

I personaggi sono dieci, ma assumono i modi, le parole, le storie di centinaia di persone conosciute da Gli Omini per strada. "La famiglia Campione" ha alle spalle un percorso fatto di indagini e laboratori, un progetto che ha coinvolto cinque comuni della provincia fiorentina e più di ottanta giovani, che la compagnia ha incontrato, conosciuto e messo in scena, in uno spettacolo dalla forma sempre diversa e che ora trova la sua stabilità. Le parole e i temi prendono vita da indagini di periferia, da gente vera.

“In pratica arriviamo in un posto”, spiega Luca Zacchini, “ci stiamo una settimana, dieci giorni, ci guardiamo intorno, intervistiamo più persone possibili, riascoltiamo il materiale, lo scegliamo, lo riscriviamo, e nell’ultimo giorno di residenza mettiamo in scena un’ora fatta dei personaggi e delle storie più belle. Per La famiglia Campione abbiamo usato lo stesso metodo, con una differenza: ci siamo dati a priori un tema, la famiglia, e una in particolare, allargata, mezza spaccata.”

L’obiettivo è far ridere e poterlo fare su qualsiasi argomento, senza remore, è una delle ‘missioni’ che gli Omini si sono dati fin dalla nascita, nel 2008. E la risata, prima o poi, si incrina sulla bocca di tutti, se non riconosci te stesso, riconosci il vicino di sedia o di casa. Elemento ulteriore di realtà è la lingua dei Campione, una parlata per niente teatrale, un dialetto toscano che sa di pranzo in osteria, di scontri conviviali.

“Facciamo il ritratto di una famiglia di provincia, dove in pochi hanno conseguito la laurea e forse anche il diploma di scuola superiore”, precisa Zacchini, “il modo di parlare dei personaggi è simile a quello che si può trovare entrando in un bar o al mercato. Era impossibile per noi allontanarci dal dialetto, anzi, l’abbiamo usato più che mai, mettendo anche in relazione il diverso utilizzo che ne viene fatto dalle tre generazioni, dai verbi fantasiosi dei nonni all’italiano sgangherato dei giovani”.

Il ritratto feroce de La famiglia Campione mostra dunque quanto miseri e spuntati siano gli strumenti che abbiamo per capire cosa ci sta succedendo. Soltanto Bianca disconosce questa realtà allo sbando, dentro e fuori casa.

“Bianca è la più in gamba della famiglia”, conclude Zacchini, “per noi rappresenta la speranza, l’ottimismo. Però, si è chiusa in bagno. Questa è la sua risposta. Ed è tanto positiva quanto amara.”

 

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Da: 16/03/2018

A: 17/03/2018

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